La cattiveria come programma politico: Trump, l’Europa servile e il silenzio del Congresso

Quando la cattiveria diventa consenso

Viviamo in un’epoca inquietante, in cui la cattiveria sembra essere diventata un valore sufficiente per ottenere consenso. Non servono più talento, intelligenza, empatia o buon senso: basta urlare più forte degli altri, umiliare, minacciare, dividere. In questo scenario, la figura di Donald Trump appare come il simbolo perfetto di una degenerazione politica e culturale che sta trascinando con sé non solo gli Stati Uniti, ma l’intero equilibrio occidentale

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Trump non ha una strategia: ha solo potere

Trump è senza vergogna e senza talento. Non possiede una visione, né una strategia coerente. Sembra piuttosto di vivere in una Gotham City senza Batman, dove il caos regna e nessuno sembra davvero in grado – o disposto – a intervenire. Le analogie storiche sono scomode, ma inevitabili: Benito Mussolini e Adolf Hitler insegnano che certi segnali non vanno mai sottovalutati. Il tentativo di golpe del 6 gennaio non è stato folklore politico, ma un precedente gravissimo, una frattura nella democrazia americana.

Il Congresso e il fallimento dei contrappesi

Perché il Congresso non lo ferma?

La domanda centrale resta questa: perché il Congresso degli Stati Uniti non interviene con decisione?
Perché Trump non viene trattato per ciò che è politicamente: un soggetto profondamente inadeguato, instabile, incapace di gestire il potere che gli è stato consegnato?

È un errore enorme continuare ad attribuirgli una strategia. Trump non ne ha una. Si comporta come un bambino viziato che sbatte i piedi quando le cose non vanno come vuole. Ogni sua decisione nasce da risentimento personale, narcisismo patologico e desiderio di rivalsa, non da calcolo geopolitico.

Un esempio emblematico è il mancato endorsement a María Corina Machado. Non c’entra la sua adeguatezza o meno come leader: dal punto di vista di Trump, Machado rischiava di oscurarlo, persino simbolicamente, con l’ipotesi di un Premio Nobel. Ed ecco allora la reazione infantile: ostacolarla e, allo stesso tempo, rivendicare per sé un riconoscimento che non ha mai meritato, arrivando persino a “regalare” pateticamente premi e meriti come se fossero giocattoli.

L’Europa complice e l’Italia servile

Il problema non è solo americano. Giorgia Meloni e il suo governo stanno progressivamente mettendo l’Italia al servizio di un aspirante dittatore. È una scelta miope e pericolosa. Ancora più grave è il ruolo di una parte del giornalismo di destra, impegnato in vere e proprie acrobazie retoriche pur di difendere l’indifendibile.

Giornalisti come Maurizio Molinari arrivano a sostenere tesi surreali, come quella secondo cui la Cina sarebbe avvantaggiata da una Groenlandia “libera” e non sotto il controllo statunitense. La realtà è opposta: ciò che davvero avvantaggia la Cina sono le stronzate di Trump, che rendono Pechino un partner infinitamente più affidabile dell’attuale amministrazione americana. Quando l’America appare capricciosa, vendicativa e inaffidabile, chiunque altro sembra automaticamente più serio.

Un’anomalia storica che presenta il conto

Il fatto stesso che un idiota narcisista maligno abbia concentrato su di sé così tanto potere è una grave anomalia storica. E se Trump non riuscirà a instaurare una dittatura vera e propria – ipotesi che solo pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza, ma oggi non lo è più – tutti quelli che gli hanno “baciato il culo” (per usare le sue stesse parole) ne pagheranno il prezzo politico.

I segnali, negli Stati Uniti, già esistono:

  • molti repubblicani iniziano, seppur lentamente, a ribellarsi;
  • diversi senatori lasciano le loro cariche;
  • città e Stati si oppongono apertamente all’“ignobile presidente”.

Eppure, la politica e la stampa europea – soprattutto italiana – sembrano cieche davanti a tutto questo.

L’Europa che guarda e tace

La domanda finale (che nessuno vuole affrontare)

Se Trump sta danneggiando prima di tutto il suo stesso Paese, cosa aspetta il Congresso a bloccarlo?
E soprattutto: cosa aspettano i vertici europei a rivolgersi direttamente al Congresso americano, ignorando un presidente palesemente inadeguato?

La storia insegna che certi regimi crollano non per un singolo gesto eroico, ma per una spallata collettiva. Trump potrebbe subirla, se tutti gli uomini e le donne di buona volontà decidessero finalmente di unirsi contro di lui. Il tempo, però, non è infinito. E il silenzio, oggi, non è neutralità: è complicità.

Trump non è un genio del male né uno stratega visionario. È molto peggio: è un uomo mediocro con un potere spropositato, circondato da opportunisti, adulato da governi deboli e difeso da una stampa che ha smesso di fare il suo mestiere. La storia ci insegna che figure così non crollano da sole: vengono fermate, oppure lasciano macerie.

Se esiste ancora una possibilità di evitare il peggio, passa da una presa di coscienza collettiva. Dal Congresso americano, prima di tutto. Ma anche dall’Europa, che dovrebbe smettere di inseguire il potente di turno e tornare a difendere principi, istituzioni e dignità democratica. Perché quando la politica abdmocrazia abdica, la distopia smette di essere fantasia e diventa cronaca.

Quelli che stanno descrivendo nel modo migliore la presidenza Trump sono i comici. I comici come Jimmy Kimmel, i soggetti come l’uomo arancione e come tutti gli aspiranti dittatori hanno una fottuta paura della satira

Altra categoria che ha grande voce in capitolo su Donald Trump è quella degli psichiatri, Trump è un narcisista maligno con un ego sovradimensionato. Come alcuni psichiatri spiegano la condizione patologica di Trump forse causata dal suo rapporto iper-tossico con un padre autoritario e sminuente, sembra che il presidente non abbia superato l’adolescenza e nemmeno la sua fase edipica.

quindi l’imbarazzante uomo arancione fornisce materiale infinito per comici e psichiatri

l Re è nudo, o meglio c’è un idiota alla Casa Bianca

l Re è nudo è li è palese, visibilissimo, ma le destre repubblicane MAGA amerikane sono oramai sotto una ipnosi collettiva un mix tossico di evangelismo da predicatore televisivo e imbonitori televisivi, l’altra parte dei repubblicani sono colpevolmente allineati a Trump anche quelli come l’imbarazzante vicepresidente che in passato criticò aspramente il mafioso arancione ed ora è più realista del Re, ancora più colpevole degli altri (avendo letto il libro di JD Vance devo dire che non sembrava un idiota come quegli individui MAGA che trascinano le croci con le rotelle). I democratici si comportano come se fossero stati spaventati da un qualche essere mostruoso saltato fuori da un cespuglio all’improvviso, sono freezati come un pc al quale si dati troppi input in poco tempo.

L’Europa si è genuflessa in maniera vergognosa, i giornalisti di destra sono altrettanto vergognosi quando come la Meloni tentano di normalizzare Trump che di normale non ha niente, sparano c*****e sul presunto odio della sinistra contro un influencer che sull’odio ci ha fatto la sua fortuna, comunque ammazzato da qualcuno che era molto più simile a lui che a qualsiasi ‘antifa’, ma questo anche politici e opinionisti di sinistra non lo ribadiscono mai.

Il Re è nudo, o meglio c’é un idiota alla Casa Bianca, senza cultura probabilmente con un QI molto basso che ovviamente si può solo circondare di gente più stupida di lui, per non sentirsi minacciato (vedi Elon Musk) , ne risulta che nessuno dice più niente su quello che dice l’imbarazzante uomo arancione, perché come diceva forse Oscar Wilde: “E’ inutile discutere con gli idioti, perché ti trascinano al loro livello e ti battono con l’esperienza”.

Sta venendo fuori che Charlie Kirk è stato ucciso da qualcuno che era esattamente un MAGA come lui. Perché i giornalisti sembrano ignorare questa cosa?

Non riesco veramente a capire la mollezza per non dire la paura con la quale gli opinionisti ma anche i politici di sinistra, non rispondono con i fatti alle accuse di fomentare l’odio, quando nessuno della sinistra non ha detto ne scritto nulla, anche perché, chi cazzo lo conosceva questo influencer americano. Personalmente ho visto il filmato del brutale omicidio dopo pochi minuti dall’accaduto, senza sapere chi fosse la vittima seno non il solo fatto di appartenere al mondo MAGA. L’unica giornalista che ha posto l’accento sul fatto che si tratta di un omicidio tutto interno al mondo dell’ultra destra amerikana (si per questi la K ci vuole) almeno fino ad ora è Annalisa Cuzzocrea (link sotto), pare che alcuni commentatori MAGA a caldo abbiano richiesto la pena di morte, ma gli stessi soggetti quando è emersa la vera natura dell’assassino hanno parlato di ‘perdono’, si perché così avrebbe voluto Charlie Kirk.

Direi che Giorgia Meloni dovrebbe quantomeno scusarsi con il popolo italiano per avere prodotto fake news, visto che la sinistra americana non centrava nulla e figuriamoci quella italiana e che le scritte sui proiettili fanno riferimento a dei meme e dei video giochi e di serie Netflix. Tyler Robinson molto probabilmente non sapeva nulla del fatto che ‘bella ciao’ fosse una canzone popolare italiana legata alla resistenza.

Giornalisti e politici di sinistra dovrebbero controbattere su queste basi, sul fatto che l’omicidio del povero Kirk è nato e si sviluppato nel loro mondo, nel mondo Make America. Great. Again. (che io correggerei in: Make America Sordid Again), probabilmente Tyler si era legato ad un gruppo ancora più di estrema destra, in conflitto con ‘turning point America’, se poi fosse diventato un comunista nelle ultime 24 ore, chissa… Nel migliore dei casi si tratterebbe di uno schizzato mentale.

Bisogna smentire con questi fatti le bullshit americane e le cazzate senza uno straccio di prova dei giornali di destra italiani, CHE VERAMENTE NON HANNO PIÙ VERGOGNA!

L’unica esempio che fanno i destroti è quello che avrebbe detto Odifreddi che comunque in confronto alle loro solite affermazioni è nulla.

Trump è il cagnolino di Netanyahu?

Il 13 giugno 2025 Israele ha lanciato l’Operazione Rising Lion, colpendo impianti nucleari iraniani – Natanz, Fordow e Isfahan – in una mossa autonoma su ordine del primo ministro Benjamin Netanyahu newyorker.com+4en.wikipedia.org+4en.wikipedia.org+4. Nove giorni dopo, tra il 21 e il 22 giugno, gli Stati Uniti hanno compiuto un pesante bombardamento con ordigni bunker-buster e missili Tomahawk, definito Operation Midnight Hammer

Secondo la Carnegie Endowment, Netanyahu ha esercitato una «pericolosa influenza» su Trump durante la guerra carnegieendowment.org+1e24.no+1. Commentatori e opinione pubblica concordano: Trump ha subito pressioni da Netanyahu – unite a falchi repubblicani come Graham e Cruz – spingendolo a partecipare militarmente .

Così come osserva un’analisi sul Forward, sebbene Trump fosse predisposto al confronto, Netanyahu ha accelerato e “spedito” la decisione, operando una sorta di coercizione strategica .

Trump – fino a giugno 2025 – aveva adottato l’approccio “America First” con alta pressione economica, sanzioni e tentativi di negoziato (campagna “maximum pressure”) theguardian.com. Ma di fronte alla mossa israeliana, Trump prima si era distaccato, poi si è convinto a lanciare i bombardamenti, definendoli “spettacolari” .

Secondo il Wall Street Journal, Trump ha sostenuto la svolta come un’azione cruciale di deterrenza con Israele . Dall’altra parte, editorialisti di Washington Post e Guardian criticano la mossa come un salto bellico senza solide basi diplomatiche o approvazione del Congresso forward.com+3washingtonpost.com+3washingtonpost.com+3.

Pur non essendoci prove di minaccia diretta, analisti ritengono che Trump abbia modellato la sua decisione sulle richieste israeliane, passando da un approccio diplomatico moderato a un intervento militare deciso . L’ipotesi di “richiesta di aiuto sotto pressione” appare plausibile: Netanyahu aveva già iniziato i raid nove giorni prima, creando un “fatto compiuto” al quale Trump non poteva sottrarsi.

2 galli nello stesso pollaio

In primo piano

Two Roosters, One Coop: Why Trump and Musk Were Bound to Clash

Come avevo scritto tempo fa due galli nello stesso pollaio non possono convivere e come scrissi un po’ speravo che quello che è successo succedesse, perché qualsiasi cosa indebolisca l’amministrazione Trump per me è un fatto molto positivo. Ancora non mi capacito come gli americani abbiano potuto eleggere una figura così inadatta (per usare un eufemismo) a governare un condominio, figuriamoci il paese più potente del mondo. Non era difficile da prevedere però lo scontro tra due narcisisti patologici con un ego ultra smisurato, gli unici a non vedere l’inaffidabilità (anche qui per usare un eufemismo) di Donald Trump sono il nostro destroso governo e sui servi giornalisti che proprio non riescono a dire (perché non possono non vederlo) che il re è nudo.

Mi immagino a volte se fosse Biden a fare un decimo delle stronzate che fa Trump cosa scriverebbero i soliti pronisti (ultima evoluzione del cronista) fedeli al governo MelonI.

Back when Trump took office, I wrote that his friendship with Elon Musk wouldn’t last. It wasn’t hard to see why. You can’t have two alpha males in the same henhouse — eventually, the feathers fly.

Both men thrive on dominance, headlines, and disruption. For a while, their interests overlapped. But power doesn’t like to share the spotlight, and ego rarely plays well with others.

So here we are, watching the inevitable fallout unfold. Just like I predicted: two roosters, one coop — it was only a matter of time.

Inoltre il presidente amerikano (fa senso anche solo definirlo presidente) ha ‘spiegato’ che Zelensky e Putin sarebbero come due bambini che litigano, la cosa assurda è che lui è un bambino da sempre, un bambino capriccioso ed egoista e si sta ora scontrando con un altro bambino se vogliamo usare una metafora diversa dai galli nel pollaio. Spero che arriverà il giorno che questa sorta di ipnosi collettiva si dissolva, che il trompe l’oeil sveli l’illusione e che il Re si veda per quello che è un coglione nudo

due bambini con un enorme ego

Trump come i bambini fa i capricci ed aspetta la reazione degli adulti. Non descriviamolo più intelligente di quello che è!

No ha un piano non ha un business plan ma come i bambini provoca il genitore, vede come reagisce e la volta dopo aggiusta il tiro, questo è quello che fa il neo eletto (purtroppo) presidente degli Stati Uniti.

Anche qui in Italia ci sono politici e giornalisti, ovviamente per lo più di destra che attribuiscono a Donald Trump una sorta di pensiero strategico, un operare con uno scopo preciso, alcuni di questi si sono inventati la tattica dei dazi all’Europa per convincerla a rinunciare agli scambi commerciali con la Cina invitandoci anche a mettere dazi a nostra volta a quest’ultima. A big bull shit, grandissima cazzata, Trump non è in grado di sviluppare pensieri lineari anche semplici, figuariamoci una macchiavellica strategia economica come quella descritta. Aldilà del fatto che i dazi sono una misura pessima, assurda, devastante e controproducente, praticamente da idioti, visto che il soggetto più danneggiato è proprio colui che emette i dazi, non mi viene in mente nemmeno un economista d’accordo all’uso dei dazi, anzi persino uno dei presidenti più conservatore e liberista come Ronald Regan era fortemente contro i dazi come si evince dal filmato sotto.

Si sembra incredibile che debba rimpiangere Regan, ma messo a confronto a Trump si vede il profondo abisso tra uno presidente repubblicano iper conservatore, ma comunque uno statista, mentre Trump risulta essere il bullo ignorante lontano anni luce dalle capacità dialettiche di Regan.

Assisto ad un continuo volere normalizzare la figura di Trump, ovviamente sopratutto dai media di destra, ma vedo anche dai media di sinistra una sorta di attenuazione quasi sonora delle affermazioni imbecilli del presidente amerikano, per esempio scrivere che Trump ha detto ‘baciare la pantofola’ anziché ‘baciare il culo’. I suoi oppositori sono confusi ed imbarazzati, come si rimane confusi ed imbarazzati di fronte ad un malato mentale che gioca con la sua merda., confusi ed imbarazzati come al ristorante con un amico ubriaco che molesta gli astanti. Donald Trump andrebbe trattato per quello che è, se è indecente va trattato da indecente senza pèhotoshopparlo per renderlo accettabile al gusto pubblico, facendo così gli interessi di tutti quei sovranisti paleonazisti che lo apprezzano proprio perché tracotante, maleducato, ignorante e sopratutto inaffidabile.

solo i cretini di questo governo sostengono che Trump abbia ‘un piano’.

la democrazia ha permesso che questi arrivassero al potere. Questi permetteranno alla democrazia di tornarci?

In primo piano

Quello che mi spaventa dell’amministrazione Trump, non sono tanto i dazi, per i quali l’idiota ha già fatto ben più che un passo indietro, quando si è accorto che questi danneggiano più gli U.S.A. dei paesi bersaglio, ma mi mi spaventa molto più l’attacco alle opposizioni, in particolare alle università americane. Il ricatto mafioso alla Columbia University è degno di una dittatura di tipo Cileno, il fatto che manifestanti anti Trump vengano arrestati dalla polizia, il fatto che uno schifoso m.a.g.a. scenda dall’auto con in mano un fucile mitragliatore minacciando manifestanti pacifici e sopratutto il fatto che non venga arrestato dalla polizia, questo fa pensare veramente ad un regime dittatoriale.

La domanda è: se l’economia americana non dovesse peggiorare drasticamente come spero e Trump riuscisse a vendere ancora ed ancora le sue gigantesche balle al suo popolo bue con limitate capacità cognitive, cosa potrà succedere? Potrebbe veramente correre per un altro mandato? O qualcuno come lui (peggio sembra veramente impossibile) potrebbe portare avanti la sua politica illiberale per usare un eufemismo? Questo limiterebbe la democrazia negli U.S.A. e a cascata nel resto del mondo.

Ci aspetta un futuro distopico?la prossima dittatura di Trump

La democrazia permette anche ad un essere così inadatto a governare il paese più potente del mondo di diventare presidente. Questo imbarazzante uomo assieme al suo cerchio magico permetterà alla democrazia di tornare?

Trump, Dazi e Sovranismo: La Minaccia Globale di una Politica Idiota

I dazi di Trump: un danno per tutti, inclusi gli USA

I dazi sono tasse applicate sulle merci importate, pensati per rendere più competitivi i prodotti interni. Ma nel contesto di un’economia globalizzata, questa mossa si ritorce contro lo stesso Paese che li impone.

Le aziende americane che dipendono da materie prime o componenti esteri (come acciaio, semiconduttori, tessuti) vedono aumentare i costi di produzione. Questo si riflette in prezzi più alti per i consumatori, una minore competitività a livello internazionale e una contrazione generale del mercato.

Inoltre, gli altri Paesi spesso rispondono con dazi di ritorsione, innescando una guerra commerciale che mina la fiducia dei mercati e rallenta la crescita globale.

Sovranismo: un’epidemia globale che ha contagiato anche gli USA

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescente diffusione del sovranismo: una filosofia politica che promette di “rimettere al centro la nazione”, spesso a scapito della cooperazione internazionale. Dal Brasile all’Ungheria, passando per l’Italia e il Regno Unito, questa tendenza si è diffusa come un virus.

Perfino la nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti, non è stata immune. L’elezione di Donald Trump nel 2016 — e il suo possibile ritorno nel 2025 — rappresenta la punta dell’iceberg.

Il sovranismo promette soluzioni semplici a problemi complessi. Ma nella realtà, produce isolamento, tensioni internazionali e una maggiore instabilità economica e militare.

Il rischio di una catastrofe globale

Se ogni nazione chiude i propri confini, impone dazi e si affida a leader che alimentano la paura e il conflitto, il rischio è una frammentazione geopolitica. Le alleanze si sgretolano, il commercio rallenta, e il mondo diventa un luogo meno sicuro.

In uno scenario del genere, il rischio di conflitti militari e collassi economici aumenta in modo esponenziale. Basta guardare alla storia: ogni grande guerra è stata preceduta da un’ondata di nazionalismo estremo e protezionismo.

Come siamo arrivati a questo punto?

Come può un uomo come Trump — spesso accusato di incompetenza e autoritarismo — arrivare alla presidenza degli Stati Uniti?

Ecco alcuni motivi:

  • Crisi sociale ed economica: milioni di americani si sentono abbandonati dalla politica tradizionale.
  • Comunicazione populista: Trump parla in modo semplice, diretto, spesso provocatorio. In un’epoca di social media, chi urla più forte viene ascoltato.
  • Sistema elettorale distorto: nel 2016 Trump ha vinto pur avendo meno voti popolari di Hillary Clinton, grazie al meccanismo del collegio elettorale.

La teoria dei giochi: cooperare conviene

Un concetto interessante viene dalla teoria dei giochi, una branca della matematica applicata che studia come le persone (o gli Stati) prendono decisioni in contesti di interazione.

In molti scenari, se un attore persegue solo il proprio interesse, danneggia anche se stesso. Al contrario, se tiene conto anche del bene collettivo, finisce per ottenere un vantaggio maggiore nel lungo termine.

Un esempio classico è il dilemma del prigioniero: due individui ottengono il miglior risultato se cooperano, ma spesso scelgono di non fidarsi e finiscono entrambi per stare peggio.

Nel commercio internazionale vale lo stesso principio: collaborare e costruire alleanze economiche porta vantaggi a tutti, mentre chiudersi produce perdite diffuse.

Cosa possiamo fare per fermare la deriva sovranista?

Il cambiamento non arriva dall’alto, ma dal basso. Alcune azioni concrete:

  • Informazione critica: combattere fake news e propaganda con fonti attendibili e divulgazione seria.
  • Educazione civica ed economica: aiutare le persone a capire le conseguenze reali delle scelte politiche.
  • Partecipazione attiva: votare, discutere, partecipare al dibattito democratico, sostenere leader responsabili e competenti.

Conclusione: serve una nuova consapevolezza

I dazi di Trump, il sovranismo dilagante e il populismo sono sintomi di una società che ha perso fiducia nel futuro. Ma non è troppo tardi per cambiare rotta.

L’interdipendenza globale non è un problema, è una risorsa. Solo costruendo ponti e non muri possiamo affrontare le sfide del nostro tempo — dal clima alla disuguaglianza, dalla tecnologia alla pace mondiale.

Come ci insegna la teoria dei giochi: aiutare gli altri è il modo migliore per aiutare anche se stessi.

Se l’America perde la vergogna, è dittatura: l’ascesa di Trump e la minaccia globale

In primo piano

L’elezione di Donald Trump ha scosso profondamente gli equilibri politici internazionali, rivelando tendenze autoritarie che minacciano la democrazia non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. La sua retorica aggressiva e le politiche protezionistiche stanno ridefinendo le relazioni internazionali, mettendo in discussione valori fondamentali come la libertà e la giustizia.

In Europa, molti leader politici sembrano impegnati in un pericoloso esercizio di normalizzazione delle azioni di Trump. Ad eccezione del nostro Presidente della Repubblica, la maggior parte cerca di presentare il nuovo presidente americano come un individuo con una strategia, sebbene discutibile, quasi giustificandone le mosse. Figure come Matteo Salvini esprimono un sostegno incondizionato, arrivando a preferire leader autoritari come Putin al nostro stesso Presidente, Sergio Mattarella. Questa tendenza a minimizzare o giustificare comportamenti estremi rappresenta un grave pericolo per la tenuta democratica.

Il pericolo della perdita di vergogna. Ci sono politici come Giuseppe Conte e giornalisti alcuni come Marco Travaglio di tutto rispetto (almeno per me che seguo dal 1° numero del ‘Fatto Quotidiano’), i quali sostengono che Trump abbia semplicemente “tolto il velo” sugli Stati Uniti, rivelando realtà preesistenti. Tuttavia, è proprio questo atto di svelamento, privo di vergogna, che apre la strada alla dittatura. La mancanza di pudore, l’arroganza e la violenza verbale sono segnali di un aspirante dittatore che non riconosce limiti, mettendo a rischio le fondamenta stesse della democrazia. La storia ci insegna che la normalizzazione di atteggiamenti autoritari può avere conseguenze disastrose. Quando Benito Mussolini, dopo tre anni di governo con i liberali, si tolse il velo, iniziò la dittatura fascista. Oggi, l’atteggiamento di Trump e la sua mancanza di freni richiamano pericolosamente quei tempi bui. La comunità internazionale deve rimanere vigile e non sottovalutare i segnali di una possibile deriva autoritaria. La situazione attuale richiede una riflessione profonda e una presa di posizione decisa contro la normalizzazione di comportamenti autoritari. La storia ci ha mostrato i pericoli di edulcorare il dissenso e di accettare passivamente l’ascesa di leader che minacciano la democrazia. È fondamentale mantenere alta la guardia e difendere con forza i valori democratici che sono alla base delle nostre società.