Are MAGA Voters Starting to Wake Up? Signs of a Growing Crack in Trump’s Support Base

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A growing number of Trump supporters appear to be questioning their past choices, revealing signs of economic frustration, political disillusionment, and internal division.

In recent months, something unexpected seems to be happening within the MAGA movement. What once appeared to be an unshakable political base is now showing signs of internal tension, doubt, and even regret.

For years, support for Donald Trump looked almost immune to criticism. No matter the controversy, the core base remained loyal, often dismissing opposing narratives as biased or irrelevant. But today, subtle cracks are beginning to emerge.

One of the most striking developments is the growing number of self-identified MAGA supporters publicly expressing regret over their vote. In some cases, these are emotional statements—people openly admitting they made a mistake, something rarely seen in modern political behavior. This shift is not just rhetorical; it reflects a deeper sense of disillusionment.

Much of this change appears to be driven by direct personal impact. Many former supporters are now facing economic hardship, loss of healthcare support, and rising living costs. Regions that once strongly backed Trump, such as parts of the Rust Belt, are among the most affected. For these voters, the gap between political promises and lived reality is becoming harder to ignore.

Frustration is also increasingly visible in everyday situations. From rising fuel prices to broader economic uncertainty, some voters are beginning to associate their current difficulties with the political choices they once supported. This is particularly significant given that many were drawn to Trump’s “America First” message, expecting a focus on domestic priorities and reduced international involvement.

Instead, the current geopolitical landscape feels, to them, very different from what was promised.

Perhaps even more telling is the internal reaction within the MAGA community itself. Those who start questioning Trump often face backlash from fellow supporters, being labeled as disloyal or traitorous. At the same time, critics from outside the movement tend to mock them for realizing “too late.” This leaves many in a difficult position—caught between rejection and ridicule.

At the political level, the situation is also evolving. Trump’s endorsement, once seen as a decisive advantage, no longer guarantees electoral success. In some cases, it may even be becoming a liability. This suggests a potential shift not only among voters but within the broader Republican landscape.

Another key question concerns Trump’s leadership style. While some analysts attribute complex geopolitical strategies to his decisions, others argue that his actions are often driven more by instinct than by a coherent long-term plan. This perception may be contributing to the growing uncertainty among his supporters.

The broader implications of this shift remain unclear. Are we witnessing a temporary reaction to current events, or the beginning of a deeper transformation within the MAGA movement?

History shows that political movements built on strong emotional identification can remain stable for long periods—but when doubt begins to spread, the outcome is rarely predictable.

Something, however, has undeniably changed.

And once a previously unified base begins to question itself, it rarely returns to exactly what it was before.

I giornalisti di destra italiani insistono nell’attribuire a Trump una strategia, mentre l’unica cosa che muove presidente e repubblicani è la paura delle elezioni di mid term!

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I penosi giornalisti destrosi italiani e non solo, ancora insistono nell’affibbiare a Trump una qualche forma di strategia, tipo lo fa per la cina, vuole alleviare l’inesistente pericolo nucleare Iraniano, ecc.. Come dice la nipote del dittatore arancione Mary Trump, è che suo zio è puro istinto (sbagliato), narcisismo maligno con l’aggiunta di una più recente probabile demenza fronto-temporale, quel poco di capacità cognitive che le sono rimaste sono tutte rivolte alla paura di perdere il suo potere con le elezioni di mid term e se pensiamo che l’individuo è disposto a tutto per tenere il suo giocattolo, possiamo immaginarci lui e sui amici cosa possano ancora combinare, basterebbe osservare le schifose operazioni non solo di Gerry mandering che stanno operando i repubblicani in diversi stati, ultima vigliacca operazione in Nebraska hanno inserito un MAGA a correre per le primarie democratiche, in modo da sabotare l’indipendente sostenuto dai democratici.

Altra assurdità dei destroti è quella di dire “gli U.S.A. sono un alleato non possiamo farne a meno”, gli Stati Uniti appunto non Trump, come dicono molti politici americani anche repubblicani, è che gli europei dovrebbero rivolgersi al congresso oramai non alla attuale amministrazione.

Finalmente Giorgia Meloni ha detto qualcosa di definitivo su Trump, ci voleva un attacco al papa quindi alla chiesa cattolica, ha influito anche la debacle del suo amico Orban a farle prendere questa decisione, 180 bambine uccise non bastavano.

Risveglio MAGA. Forse il mondo MAGA si sta risvegliando dallo stato ipnotico

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Segnali di crisi del trumpismo tra pentimenti, difficoltà economiche e perdita di consenso

Negli ultimi tempi stanno emergendo segnali sempre più evidenti di un fenomeno che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: una parte del mondo MAGA e dell’elettorato repubblicano sembra iniziare a uscire da una sorta di stato di adesione acritica al trumpismo. Per anni il consenso attorno a Donald Trump è apparso compatto, impermeabile ai fatti e alle contraddizioni, quasi come se una larga fascia di elettori fosse intrappolata in una narrazione da cui era impossibile uscire. Oggi, invece, qualcosa sembra essersi incrinato, e i segnali di un possibile “risveglio MAGA” stanno diventando sempre più visibili.

Si moltiplicano, ad esempio, i video di sostenitori trumpiani che si dichiarano pentiti del loro voto. Non si tratta di semplici cambi di opinione, ma di veri e propri sfoghi pubblici: persone in lacrime che ammettono di essersi sbagliate, che si definiscono ingenue o addirittura “idiote” per aver creduto a promesse che oggi appaiono, alla prova dei fatti, vuote o fuorvianti. Questo tipo di reazione è estremamente raro nella politica moderna, dove l’elettore tende più facilmente a razionalizzare che a riconoscere un errore. E proprio per questo rappresenta uno dei segnali più forti di crisi del consenso trumpiano.

Il cambiamento, tuttavia, non nasce solo da una presa di coscienza astratta, ma da un impatto diretto sulla vita quotidiana. Molti elettori MAGA stanno sperimentando sulla propria pelle le conseguenze delle politiche che avevano sostenuto: perdita di sussidi, difficoltà nell’accesso all’assistenza sanitaria, aumento del costo della vita. In particolare, aree come la Rust Belt — che avevano costituito uno dei pilastri del consenso di Trump — risultano oggi tra le più colpite. È qui che il contrasto tra promessa politica e realtà concreta diventa più evidente, e dove il “risveglio del mondo MAGA” assume contorni sociali ed economici ben definiti.

A questo si aggiunge un elemento emotivo sempre più visibile: la rabbia. Non è raro vedere sostenitori trumpiani sfogarsi pubblicamente per l’aumento dei prezzi del carburante, accusando direttamente l’“uomo arancione” per una situazione che percepiscono come fuori controllo. La politica estera gioca un ruolo cruciale in questa frustrazione: molti elettori avevano scelto Trump proprio per la promessa di non entrare in nuove guerre e di concentrarsi esclusivamente sugli interessi interni degli Stati Uniti, il famoso slogan “America First”. Ritrovarsi invece coinvolti in scenari internazionali complessi e costosi rappresenta, per loro, un tradimento diretto.

Questo genera una frattura interna al mondo MAGA che è forse l’aspetto più interessante e meno discusso. Chi inizia a mettere in dubbio Trump si trova in una posizione scomoda: da un lato viene attaccato dagli altri sostenitori, che lo considerano un traditore; dall’altro viene ridicolizzato dagli avversari politici, che lo vedono come qualcuno che “si è accorto troppo tardi”. Il risultato è una crisi identitaria che contribuisce a indebolire ulteriormente la compattezza del movimento.

Anche sul piano politico si intravedono segnali di cambiamento. Per anni, l’appoggio di Trump è stato decisivo per la carriera di molti esponenti repubblicani: avere il suo endorsement significava spesso vincere. Oggi questo meccanismo sembra meno efficace. In alcuni casi, il sostegno dell’ex presidente non solo non garantisce più la vittoria, ma può addirittura trasformarsi in un fattore di rischio elettorale. Le dinamiche interne al Partito Repubblicano diventano così più instabili, come dimostrano le tensioni che coinvolgono figure come Marjorie Taylor Greene o Joe Kent.

Resta poi un nodo centrale: Trump ha davvero una strategia? Una parte dell’analisi politica, soprattutto europea, tende ad attribuirgli una visione coerente, parlando di grandi piani geopolitici o di strategie contro potenze come la Cina. Tuttavia, sempre più osservatori mettono in dubbio questa lettura, sostenendo che le sue decisioni siano spesso il risultato di impulsi immediati più che di una strategia strutturata. Questo contribuirebbe a spiegare l’imprevedibilità delle sue scelte e la difficoltà, per i suoi stessi elettori, di comprenderne la direzione.

Il momento resta comunque estremamente delicato. Il rischio non è solo politico, ma anche istituzionale. L’uso della tensione internazionale come strumento di consenso interno, o come distrazione da problemi domestici, è una dinamica ben nota nella storia. E quando si combina con una leadership imprevedibile, il risultato può diventare pericoloso. A questo si aggiunge il ruolo crescente di alcune élite economiche e tecnologiche, con figure come Peter Thiel e Elon Musk al centro di un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra potere economico e democrazia.

La vera domanda, a questo punto, non è tanto se il mondo MAGA si stia risvegliando, ma cosa accadrà dopo. Se questo processo di disillusione continuerà, potrebbe portare a un indebolimento significativo del trumpismo e a un riequilibrio politico negli Stati Uniti, soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Ma nulla è garantito: la storia insegna che i momenti di crisi possono generare sia evoluzioni positive sia derive ancora più radicali.

Forse l’ipnosi si sta davvero esaurendo. Oppure stiamo assistendo solo a una fase di transizione. In ogni caso, qualcosa si è rotto. E quando un sistema basato su una forte adesione emotiva inizia a incrinarsi, difficilmente torna esattamente com’era prima.

Quindi l’Europa la deve smettere di abbozzare davanti all’idiota aspirante dittatore, deve assolutamente opporsi alla politica U.S.A. e soprattutto non deve entrare in nessun modo nella guerra di Trump, che unicamente sua e nemmeno lui ne conosce le motivazioni perché appunto è una persone con capacità cognitive molto limitate. Il resto del mondo, quelli che non sono i suoi irriducibili sostenitori devono lasciare che le crepe nel mondo MAGA e repubblicano si moltiplichino e si allarghino.

Non capisco perché il suo stato maggiore che ha giurato sulla costituzione non sul presidente non provino in qualche modo a limitarlo, limitare un uomo che tra l’altro è molto lontano dal mondo e dalla retorica militare U.S.A. visto la sua mancanza di rispetto per le vittime americane e che quando tocco a lui codardamente con il peso della ricchezza evitò di partecipare alla guerra.

Trump fa paura al mondo intero.

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Tutti dovrebbero avere paura dell’assurdo uomo arancione, si perché Trump racchiude diverse caratteristiche molto pericolose: 1) Trump è fondamentalmente una persona cattiva, rancorosa, è di fatto un narcisista maligno caratteristica di quasi tutti i dittatori,
2) Trump è tutt’altro che intelligente, dice di esserlo solo perché confonde i test demenza con i test per il QI,
3)Trump non ha (probabilmente caratteristica di chi soffre di narcisismo patologico) nessun tipo di empatia, anzi considera questa una grave debolezza.
Ma il pericolo dell’aspirante cesare è dato sopratutto dalla pavidità di coloro che attacca, in primo luogo i leader europei che abbozzano al cospetto di Trump, anzi diciamo pure che si pongono ad angolo retto.
Trump è un bullo e i bulli vanno affrontati a muso duro alla prima richiesta della tua merenda, se cedi ti aspetterà fuori da scuola tutte le mattine. Sopratutto gli americani che ancora possiedono qualche neurone e che non sono ricattabili per cittadinanza o altro dovrebbero scendere in piazza e fare casino contro il brutto re. Altra cosa che lo rende molto pericoloso è il fatto che sta perdendo parecchi consensi sopratutto in ambito MAGA e questo lo fa sentire un topo all’angolo, non mi stupirebbe che scateni una guerra per bloccare le prossime elezioni di mid term, dove potrebbe esserci una blu wave che lo renderebbe “anatra zoppa” e sa che perso lo strapotere che ha ora potrebbe essere persino incriminato. Se aggiungiamo anche che potrebbe avere un inizio di demenza precoce il quadro si incupisce ulteriormente visto come diventano più aggressivi i vecchi colpiti da questo genere di patologie.

Ha invaso un paese sovrano, ha rapito il suo leader (anche se era un feroce dittatore), dopo di che ha minacciato mezzo mondo, in particolare la Groenlandia. I nostri governanti in particolare il nostro presidente del consiglio devono smettere di baciargli la pantofola (per usare un eufemismo) sperando di trarne un qualche vantaggio, ma trattarlo per quello che è: UN ASPIRANTE DITTATORE.

Il Vertice di Anchorage: Trump un Fiasco e Putin Trionfa (E il sospetto di un Ricatto…)

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Una sceneggiatura già vista (o meglio una sceneggiata)
L’incontro di ieri, 15 agosto 2025, tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage, Alaska, è stato annunciato, dai media e da molti osservatori, come un evento a dir poco epocale, e mi viene da chiedere perché? Visto che oramai sappiamo che c’è un idiota alla Casa Bianca. Immagina: tappeto rosso, fanfara, flyover militari, un ambiente studiato per trasmettere una candidatura a premio Nobel per la pace. Ma alla fine, niente di tutto ciò si è concretizzato: un fallimento preannunciato che ha lasciato tutti a bocca aperta.

Nessun accordo raggiunto nessun cessate il fuoco, insomma il solito uomo arancione utilizzatore seriale di superlativi ma che alla fine produce solo aria fritta. Devo anche fare notare che sembra essersi sgonfiato il suo solito ego ipertrofico con il boss russo, è cosi tanto affascinante Putin per Trump che “ch’ogne lingua deven tremando muta”, o (rasoio di Occam) Putin è in possesso di una qualche arma di ricatto nei confronti dell’imbarazzante inquilino della casa bianca? Come diceva Andreotti: ‘a pensar male si fa peccato ma…’. Ma no forse è solo pura fascinazione tipo l’Hitler della prima ora con Mussolini, certo è che se l’immagine è tutto l’immagine è questa

Conclusione: un altro capitolo imbarazzante
Il vertice di Anchorage si chiude quindi come l’ennesima performance vuota: l’immagine ideata supera la sostanza, e Putin ne esce rafforzato sulla scena globale, mentre Trump appare come un attore in difficoltà, con troppi sorrisi e poche carte in mano. La domanda mi sorge spontanea: quando la smetteranno i media e i politici destroti di fare pubblicità all’uomo più imbarazzante del pianeta, facendo apparire la candidatura per il Nobel non una colossale STRONZATA, ma una cosa possibile?

2 galli nello stesso pollaio

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Two Roosters, One Coop: Why Trump and Musk Were Bound to Clash

Come avevo scritto tempo fa due galli nello stesso pollaio non possono convivere e come scrissi un po’ speravo che quello che è successo succedesse, perché qualsiasi cosa indebolisca l’amministrazione Trump per me è un fatto molto positivo. Ancora non mi capacito come gli americani abbiano potuto eleggere una figura così inadatta (per usare un eufemismo) a governare un condominio, figuriamoci il paese più potente del mondo. Non era difficile da prevedere però lo scontro tra due narcisisti patologici con un ego ultra smisurato, gli unici a non vedere l’inaffidabilità (anche qui per usare un eufemismo) di Donald Trump sono il nostro destroso governo e sui servi giornalisti che proprio non riescono a dire (perché non possono non vederlo) che il re è nudo.

Mi immagino a volte se fosse Biden a fare un decimo delle stronzate che fa Trump cosa scriverebbero i soliti pronisti (ultima evoluzione del cronista) fedeli al governo MelonI.

Back when Trump took office, I wrote that his friendship with Elon Musk wouldn’t last. It wasn’t hard to see why. You can’t have two alpha males in the same henhouse — eventually, the feathers fly.

Both men thrive on dominance, headlines, and disruption. For a while, their interests overlapped. But power doesn’t like to share the spotlight, and ego rarely plays well with others.

So here we are, watching the inevitable fallout unfold. Just like I predicted: two roosters, one coop — it was only a matter of time.

Inoltre il presidente amerikano (fa senso anche solo definirlo presidente) ha ‘spiegato’ che Zelensky e Putin sarebbero come due bambini che litigano, la cosa assurda è che lui è un bambino da sempre, un bambino capriccioso ed egoista e si sta ora scontrando con un altro bambino se vogliamo usare una metafora diversa dai galli nel pollaio. Spero che arriverà il giorno che questa sorta di ipnosi collettiva si dissolva, che il trompe l’oeil sveli l’illusione e che il Re si veda per quello che è un coglione nudo

due bambini con un enorme ego

la democrazia ha permesso che questi arrivassero al potere. Questi permetteranno alla democrazia di tornarci?

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Quello che mi spaventa dell’amministrazione Trump, non sono tanto i dazi, per i quali l’idiota ha già fatto ben più che un passo indietro, quando si è accorto che questi danneggiano più gli U.S.A. dei paesi bersaglio, ma mi mi spaventa molto più l’attacco alle opposizioni, in particolare alle università americane. Il ricatto mafioso alla Columbia University è degno di una dittatura di tipo Cileno, il fatto che manifestanti anti Trump vengano arrestati dalla polizia, il fatto che uno schifoso m.a.g.a. scenda dall’auto con in mano un fucile mitragliatore minacciando manifestanti pacifici e sopratutto il fatto che non venga arrestato dalla polizia, questo fa pensare veramente ad un regime dittatoriale.

La domanda è: se l’economia americana non dovesse peggiorare drasticamente come spero e Trump riuscisse a vendere ancora ed ancora le sue gigantesche balle al suo popolo bue con limitate capacità cognitive, cosa potrà succedere? Potrebbe veramente correre per un altro mandato? O qualcuno come lui (peggio sembra veramente impossibile) potrebbe portare avanti la sua politica illiberale per usare un eufemismo? Questo limiterebbe la democrazia negli U.S.A. e a cascata nel resto del mondo.

Ci aspetta un futuro distopico?la prossima dittatura di Trump

La democrazia permette anche ad un essere così inadatto a governare il paese più potente del mondo di diventare presidente. Questo imbarazzante uomo assieme al suo cerchio magico permetterà alla democrazia di tornare?

Se l’America perde la vergogna, è dittatura: l’ascesa di Trump e la minaccia globale

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L’elezione di Donald Trump ha scosso profondamente gli equilibri politici internazionali, rivelando tendenze autoritarie che minacciano la democrazia non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. La sua retorica aggressiva e le politiche protezionistiche stanno ridefinendo le relazioni internazionali, mettendo in discussione valori fondamentali come la libertà e la giustizia.

In Europa, molti leader politici sembrano impegnati in un pericoloso esercizio di normalizzazione delle azioni di Trump. Ad eccezione del nostro Presidente della Repubblica, la maggior parte cerca di presentare il nuovo presidente americano come un individuo con una strategia, sebbene discutibile, quasi giustificandone le mosse. Figure come Matteo Salvini esprimono un sostegno incondizionato, arrivando a preferire leader autoritari come Putin al nostro stesso Presidente, Sergio Mattarella. Questa tendenza a minimizzare o giustificare comportamenti estremi rappresenta un grave pericolo per la tenuta democratica.

Il pericolo della perdita di vergogna. Ci sono politici come Giuseppe Conte e giornalisti alcuni come Marco Travaglio di tutto rispetto (almeno per me che seguo dal 1° numero del ‘Fatto Quotidiano’), i quali sostengono che Trump abbia semplicemente “tolto il velo” sugli Stati Uniti, rivelando realtà preesistenti. Tuttavia, è proprio questo atto di svelamento, privo di vergogna, che apre la strada alla dittatura. La mancanza di pudore, l’arroganza e la violenza verbale sono segnali di un aspirante dittatore che non riconosce limiti, mettendo a rischio le fondamenta stesse della democrazia. La storia ci insegna che la normalizzazione di atteggiamenti autoritari può avere conseguenze disastrose. Quando Benito Mussolini, dopo tre anni di governo con i liberali, si tolse il velo, iniziò la dittatura fascista. Oggi, l’atteggiamento di Trump e la sua mancanza di freni richiamano pericolosamente quei tempi bui. La comunità internazionale deve rimanere vigile e non sottovalutare i segnali di una possibile deriva autoritaria. La situazione attuale richiede una riflessione profonda e una presa di posizione decisa contro la normalizzazione di comportamenti autoritari. La storia ci ha mostrato i pericoli di edulcorare il dissenso e di accettare passivamente l’ascesa di leader che minacciano la democrazia. È fondamentale mantenere alta la guardia e difendere con forza i valori democratici che sono alla base delle nostre società.

Risveglio MAGA. Forse il mondo MAGA si sta risvegliando dallo stato ipnotico

Segnali di crisi del trumpismo tra pentimenti, difficoltà economiche e perdita di consenso

Negli ultimi tempi stanno emergendo segnali sempre più evidenti di un fenomeno che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: una parte del mondo MAGA e dell’elettorato repubblicano sembra iniziare a uscire da una sorta di stato di adesione acritica al trumpismo. Per anni il consenso attorno a Donald Trump è apparso compatto, impermeabile ai fatti e alle contraddizioni, quasi come se una larga fascia di elettori fosse intrappolata in una narrazione da cui era impossibile uscire. Oggi, invece, qualcosa sembra essersi incrinato, e i segnali di un possibile “risveglio MAGA” stanno diventando sempre più visibili.

Si moltiplicano, ad esempio, i video di sostenitori trumpiani che si dichiarano pentiti del loro voto. Non si tratta di semplici cambi di opinione, ma di veri e propri sfoghi pubblici: persone in lacrime che ammettono di essersi sbagliate, che si definiscono ingenue o addirittura “idiote” per aver creduto a promesse che oggi appaiono, alla prova dei fatti, vuote o fuorvianti. Questo tipo di reazione è estremamente raro nella politica moderna, dove l’elettore tende più facilmente a razionalizzare che a riconoscere un errore. E proprio per questo rappresenta uno dei segnali più forti di crisi del consenso trumpiano.

Il cambiamento, tuttavia, non nasce solo da una presa di coscienza astratta, ma da un impatto diretto sulla vita quotidiana. Molti elettori MAGA stanno sperimentando sulla propria pelle le conseguenze delle politiche che avevano sostenuto: perdita di sussidi, difficoltà nell’accesso all’assistenza sanitaria, aumento del costo della vita. In particolare, aree come la Rust Belt — che avevano costituito uno dei pilastri del consenso di Trump — risultano oggi tra le più colpite. È qui che il contrasto tra promessa politica e realtà concreta diventa più evidente, e dove il “risveglio del mondo MAGA” assume contorni sociali ed economici ben definiti.

A questo si aggiunge un elemento emotivo sempre più visibile: la rabbia. Non è raro vedere sostenitori trumpiani sfogarsi pubblicamente per l’aumento dei prezzi del carburante, accusando direttamente l’“uomo arancione” per una situazione che percepiscono come fuori controllo. La politica estera gioca un ruolo cruciale in questa frustrazione: molti elettori avevano scelto Trump proprio per la promessa di non entrare in nuove guerre e di concentrarsi esclusivamente sugli interessi interni degli Stati Uniti, il famoso slogan “America First”. Ritrovarsi invece coinvolti in scenari internazionali complessi e costosi rappresenta, per loro, un tradimento diretto.

Questo genera una frattura interna al mondo MAGA che è forse l’aspetto più interessante e meno discusso. Chi inizia a mettere in dubbio Trump si trova in una posizione scomoda: da un lato viene attaccato dagli altri sostenitori, che lo considerano un traditore; dall’altro viene ridicolizzato dagli avversari politici, che lo vedono come qualcuno che “si è accorto troppo tardi”. Il risultato è una crisi identitaria che contribuisce a indebolire ulteriormente la compattezza del movimento.

Anche sul piano politico si intravedono segnali di cambiamento. Per anni, l’appoggio di Trump è stato decisivo per la carriera di molti esponenti repubblicani: avere il suo endorsement significava spesso vincere. Oggi questo meccanismo sembra meno efficace. In alcuni casi, il sostegno dell’ex presidente non solo non garantisce più la vittoria, ma può addirittura trasformarsi in un fattore di rischio elettorale. Le dinamiche interne al Partito Repubblicano diventano così più instabili, come dimostrano le tensioni che coinvolgono figure come Marjorie Taylor Greene o Joe Kent.

Resta poi un nodo centrale: Trump ha davvero una strategia? Una parte dell’analisi politica, soprattutto europea, tende ad attribuirgli una visione coerente, parlando di grandi piani geopolitici o di strategie contro potenze come la Cina. Tuttavia, sempre più osservatori mettono in dubbio questa lettura, sostenendo che le sue decisioni siano spesso il risultato di impulsi immediati più che di una strategia strutturata. Questo contribuirebbe a spiegare l’imprevedibilità delle sue scelte e la difficoltà, per i suoi stessi elettori, di comprenderne la direzione.

Il momento resta comunque estremamente delicato. Il rischio non è solo politico, ma anche istituzionale. L’uso della tensione internazionale come strumento di consenso interno, o come distrazione da problemi domestici, è una dinamica ben nota nella storia. E quando si combina con una leadership imprevedibile, il risultato può diventare pericoloso. A questo si aggiunge il ruolo crescente di alcune élite economiche e tecnologiche, con figure come Peter Thiel e Elon Musk al centro di un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra potere economico e democrazia.

La vera domanda, a questo punto, non è tanto se il mondo MAGA si stia risvegliando, ma cosa accadrà dopo. Se questo processo di disillusione continuerà, potrebbe portare a un indebolimento significativo del trumpismo e a un riequilibrio politico negli Stati Uniti, soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Ma nulla è garantito: la storia insegna che i momenti di crisi possono generare sia evoluzioni positive sia derive ancora più radicali.

Forse l’ipnosi si sta davvero esaurendo. Oppure stiamo assistendo solo a una fase di transizione. In ogni caso, qualcosa si è rotto. E quando un sistema basato su una forte adesione emotiva inizia a incrinarsi, difficilmente torna esattamente com’era prima.

Quindi l’Europa la deve smettere di abbozzare davanti all’idiota aspirante dittatore, deve assolutamente opporsi alla politica U.S.A. e soprattutto non deve entrare in nessun modo nella guerra di Trump, che unicamente sua e nemmeno lui ne conosce le motivazioni perché appunto è una persone con capacità cognitive molto limitate. Il resto del mondo, quelli che non sono i suoi irriducibili sostenitori devono lasciare che le crepe nel mondo MAGA e repubblicano si moltiplichino e si allarghino.

Non capisco perché il suo stato maggiore che ha giurato sulla costituzione non sul presidente non provino in qualche modo a limitarlo, limitare un uomo che tra l’altro è molto lontano dal mondo e dalla retorica militare U.S.A. visto la sua mancanza di rispetto per le vittime americane e che quando tocco a lui codardamente con il peso della ricchezza evitò di partecipare alla guerra.

La cattiveria come programma politico: Trump, l’Europa servile e il silenzio del Congresso

Quando la cattiveria diventa consenso

Viviamo in un’epoca inquietante, in cui la cattiveria sembra essere diventata un valore sufficiente per ottenere consenso. Non servono più talento, intelligenza, empatia o buon senso: basta urlare più forte degli altri, umiliare, minacciare, dividere. In questo scenario, la figura di Donald Trump appare come il simbolo perfetto di una degenerazione politica e culturale che sta trascinando con sé non solo gli Stati Uniti, ma l’intero equilibrio occidentale

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Trump non ha una strategia: ha solo potere

Trump è senza vergogna e senza talento. Non possiede una visione, né una strategia coerente. Sembra piuttosto di vivere in una Gotham City senza Batman, dove il caos regna e nessuno sembra davvero in grado – o disposto – a intervenire. Le analogie storiche sono scomode, ma inevitabili: Benito Mussolini e Adolf Hitler insegnano che certi segnali non vanno mai sottovalutati. Il tentativo di golpe del 6 gennaio non è stato folklore politico, ma un precedente gravissimo, una frattura nella democrazia americana.

Il Congresso e il fallimento dei contrappesi

Perché il Congresso non lo ferma?

La domanda centrale resta questa: perché il Congresso degli Stati Uniti non interviene con decisione?
Perché Trump non viene trattato per ciò che è politicamente: un soggetto profondamente inadeguato, instabile, incapace di gestire il potere che gli è stato consegnato?

È un errore enorme continuare ad attribuirgli una strategia. Trump non ne ha una. Si comporta come un bambino viziato che sbatte i piedi quando le cose non vanno come vuole. Ogni sua decisione nasce da risentimento personale, narcisismo patologico e desiderio di rivalsa, non da calcolo geopolitico.

Un esempio emblematico è il mancato endorsement a María Corina Machado. Non c’entra la sua adeguatezza o meno come leader: dal punto di vista di Trump, Machado rischiava di oscurarlo, persino simbolicamente, con l’ipotesi di un Premio Nobel. Ed ecco allora la reazione infantile: ostacolarla e, allo stesso tempo, rivendicare per sé un riconoscimento che non ha mai meritato, arrivando persino a “regalare” pateticamente premi e meriti come se fossero giocattoli.

L’Europa complice e l’Italia servile

Il problema non è solo americano. Giorgia Meloni e il suo governo stanno progressivamente mettendo l’Italia al servizio di un aspirante dittatore. È una scelta miope e pericolosa. Ancora più grave è il ruolo di una parte del giornalismo di destra, impegnato in vere e proprie acrobazie retoriche pur di difendere l’indifendibile.

Giornalisti come Maurizio Molinari arrivano a sostenere tesi surreali, come quella secondo cui la Cina sarebbe avvantaggiata da una Groenlandia “libera” e non sotto il controllo statunitense. La realtà è opposta: ciò che davvero avvantaggia la Cina sono le stronzate di Trump, che rendono Pechino un partner infinitamente più affidabile dell’attuale amministrazione americana. Quando l’America appare capricciosa, vendicativa e inaffidabile, chiunque altro sembra automaticamente più serio.

Un’anomalia storica che presenta il conto

Il fatto stesso che un idiota narcisista maligno abbia concentrato su di sé così tanto potere è una grave anomalia storica. E se Trump non riuscirà a instaurare una dittatura vera e propria – ipotesi che solo pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza, ma oggi non lo è più – tutti quelli che gli hanno “baciato il culo” (per usare le sue stesse parole) ne pagheranno il prezzo politico.

I segnali, negli Stati Uniti, già esistono:

  • molti repubblicani iniziano, seppur lentamente, a ribellarsi;
  • diversi senatori lasciano le loro cariche;
  • città e Stati si oppongono apertamente all’“ignobile presidente”.

Eppure, la politica e la stampa europea – soprattutto italiana – sembrano cieche davanti a tutto questo.

L’Europa che guarda e tace

La domanda finale (che nessuno vuole affrontare)

Se Trump sta danneggiando prima di tutto il suo stesso Paese, cosa aspetta il Congresso a bloccarlo?
E soprattutto: cosa aspettano i vertici europei a rivolgersi direttamente al Congresso americano, ignorando un presidente palesemente inadeguato?

La storia insegna che certi regimi crollano non per un singolo gesto eroico, ma per una spallata collettiva. Trump potrebbe subirla, se tutti gli uomini e le donne di buona volontà decidessero finalmente di unirsi contro di lui. Il tempo, però, non è infinito. E il silenzio, oggi, non è neutralità: è complicità.

Trump non è un genio del male né uno stratega visionario. È molto peggio: è un uomo mediocro con un potere spropositato, circondato da opportunisti, adulato da governi deboli e difeso da una stampa che ha smesso di fare il suo mestiere. La storia ci insegna che figure così non crollano da sole: vengono fermate, oppure lasciano macerie.

Se esiste ancora una possibilità di evitare il peggio, passa da una presa di coscienza collettiva. Dal Congresso americano, prima di tutto. Ma anche dall’Europa, che dovrebbe smettere di inseguire il potente di turno e tornare a difendere principi, istituzioni e dignità democratica. Perché quando la politica abdmocrazia abdica, la distopia smette di essere fantasia e diventa cronaca.

Quelli che stanno descrivendo nel modo migliore la presidenza Trump sono i comici. I comici come Jimmy Kimmel, i soggetti come l’uomo arancione e come tutti gli aspiranti dittatori hanno una fottuta paura della satira

Altra categoria che ha grande voce in capitolo su Donald Trump è quella degli psichiatri, Trump è un narcisista maligno con un ego sovradimensionato. Come alcuni psichiatri spiegano la condizione patologica di Trump forse causata dal suo rapporto iper-tossico con un padre autoritario e sminuente, sembra che il presidente non abbia superato l’adolescenza e nemmeno la sua fase edipica.

quindi l’imbarazzante uomo arancione fornisce materiale infinito per comici e psichiatri

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me ed un buon numero di armi e soldati per difenderla.

Riuscirà l’Europa a fare un bagno di realtà e quindi capire che il diritto internazionale non si può difendere solo con retorica e tentativi di mediazione?

Riusciranno i leader europei a incominciare ad affrontare a muso duro l’aspirante dittatore Donald Trump e a non leccare il culo a quest’ultimo come fa l’attuale segretario della NATO Mark Rutte?

Non si imbarazzano i nostri politici, la nostra ‘libera’ stampa, persino i nostri dirigenti dello sport a comportarsi come eunuchi che si prostrano al cospetto dell’imperatore? Chi come la nostra presidente del consiglio e altri leader di destra europei lo fanno nella speranza di un rapporto preferenziale, ignorando il carattere di Trump, al quale non frega un cazzo di nessuno, nemmeno di chi lo lecca riempendolo di complimenti falsi e inutili. Trump adora essere corteggiato, esaltato, ammirato, ecc… ma a conti fatti vuole solo le monete d’oro che hai in saccoccia, costoro non si rendono conto di scatenare solo il disprezzo da parte di chi biasima (per usare un eufemismo) il comportamento dell’idiota arancione senza avere un riconoscimento da questo.

Il leccaculismo non ha mai funzionato causa solo la perdita di dignità.
Voglio dire: cosa aspettiamo ad inviare qualche migliaio di soldati a difendere la Groenlandia come suggerisce il primo ministro inglese Keir Starmer?

La nostra visione, quella Europea intendo è la migliore, la più giusta e a prodotto nel nostro continente molti anni di pace, se il nostro alleato ha cambiato idea, dobbiamo comunque continuare a difenderla anche dall’attuale e pessima amministrazione U.S.A.

Il cielo stellato sopra di noi sarà sempre li, ma legge morale potrebbe dissolversi se non la difendiamo da questi feroci idioti al potere ora negli U.S.A. e non solo.

Trump non ha una strategia come ho spesso scritto, al contrario, è mosso solo dal suo narcisismo maligno, dal suo ego smisurato e da qualche suggerimento da qualcuno al suo livello cognitivo sono i nostri “giornalai” e politici anche di sinistra che insistono nel cercare di affibbiargli una strategia che non ha. Che Trump sia un idiota è un fatto, è uno che confonde il test per la demenza con il test per il QI.

Siamo nelle mani di costui.

LA FINE DEL CAPITALISMO E l’ISTINTO DEL DITTATORE!

Il capitalismo è comunque destinato a fallire, un modello basato sulla crescita continua sia economica che umana (più consumatori) su di un pianeta finito è un assioma il fatto che è destinato a collassare. I paesi che funzionavano abbastanza erano quelli che dal dopoguerra adottarono un regime misto, si libertà di impresa ma anche grande redistribuzione attraverso il welfare. Gli U.S.A. hanno scelto un liberismo sfrenato senza limiti senza redistribuzione del capitale e sopratutto hanno adottato il modello del ‘Laser fair’ di Adam Smith che prevede che se qualcuno si arricchisce oltre misura di riflesso ne beneficia l’intera collettività. Modello che poteva andare bene durante la prima rivoluzione industriale e anche nel primo periodo di crescita degli U.S.A. quando il mondo economico era ancora per lo più vergine. Quando molti politici e anche capitalisti hanno incominciato a capire che dovevano redistribuire le ricchezze, pena il rischio di rivolte popolari, mi viene in mente l’affermazione di Bill Gates: “tassiamo i robot” che vuol dire tassiamo i possessori di robot, molti Tycoon non hanno accettato l’idea e hanno prodotto la reazione, esattamente come successe con l’avvento del fascismo per reprimere le emergenti rivolte popolari di allora.

Trump: “Un idiota alla casa Bianca”, un idiota narcisista maligno, penso che sia un incidente di percorso, si sono manipolate le masse (anche con l’aiuto di forze straniere), ma poi si è perso il controllo di queste, lo dimostra il fatto che il gradimento del mafioso uomo arancione è sceso in pochi mesi al 37%.

Trump non ha una strategia, il soggetto, che in altri tempi sarebbe sotto ricovero coatto agisce di impulso e sembra che quelli che dovrebbero reagire contro di lui si comportino come di fronte ad un pazzo durante una crisi aggressiva, ovvero rimangono totalmente annichiliti.

Trump sono sicuro che è un incidente causato da un uso manipolatorio del web, una sorta di ipnosi collettiva, un incidente che gli U.S.A. e a cascata il resto del mondo rischia di pagare caro. Sono convinto che Trump non ha una strategia è troppo stupido e confuso per averla, ma possiede sicuramente un istinto, l’stinto del DITTATORE!

l Re è nudo, o meglio c’è un idiota alla Casa Bianca

l Re è nudo è li è palese, visibilissimo, ma le destre repubblicane MAGA amerikane sono oramai sotto una ipnosi collettiva un mix tossico di evangelismo da predicatore televisivo e imbonitori televisivi, l’altra parte dei repubblicani sono colpevolmente allineati a Trump anche quelli come l’imbarazzante vicepresidente che in passato criticò aspramente il mafioso arancione ed ora è più realista del Re, ancora più colpevole degli altri (avendo letto il libro di JD Vance devo dire che non sembrava un idiota come quegli individui MAGA che trascinano le croci con le rotelle). I democratici si comportano come se fossero stati spaventati da un qualche essere mostruoso saltato fuori da un cespuglio all’improvviso, sono freezati come un pc al quale si dati troppi input in poco tempo.

L’Europa si è genuflessa in maniera vergognosa, i giornalisti di destra sono altrettanto vergognosi quando come la Meloni tentano di normalizzare Trump che di normale non ha niente, sparano c*****e sul presunto odio della sinistra contro un influencer che sull’odio ci ha fatto la sua fortuna, comunque ammazzato da qualcuno che era molto più simile a lui che a qualsiasi ‘antifa’, ma questo anche politici e opinionisti di sinistra non lo ribadiscono mai.

Il Re è nudo, o meglio c’é un idiota alla Casa Bianca, senza cultura probabilmente con un QI molto basso che ovviamente si può solo circondare di gente più stupida di lui, per non sentirsi minacciato (vedi Elon Musk) , ne risulta che nessuno dice più niente su quello che dice l’imbarazzante uomo arancione, perché come diceva forse Oscar Wilde: “E’ inutile discutere con gli idioti, perché ti trascinano al loro livello e ti battono con l’esperienza”.

La destra italiana strumentalizza schifosamente la morte di Charlie Kirk

I MAGA italiani, i nostrani destroti (destra-idioti) sostengono che la scritta “Bella Ciao” su uno dei proiettili di Tyler Robinson faccia riferimento ai partigiani comunisti, quindi è “odio di sinistra”. Allora questa: “If you read this you are gay LMAO” su di un altro proiettile, è una frase contro i gay? “Bella ciao” viene dalla serie “La casa di carta” e Tyler forse avrà scoperto in un secondo momento su internet il significato storico e la canzone.

Il punto è che probabilmente Tyler ha ucciso per motivi personali, per altro un omicidio orrendo, io ho visto il primo video non censurato ed è stato vedere la morte in diretta si capiva da subito che era morto, che quella ferita era mortale. il punto però è il modo schifoso con il quale un presidente imbarazzante vuole strumentalizzare la cosa e quando un giornalista le ha chiesto come stesse in riferimento all’omicidio del suo ‘grande amico’ presidente imbarazzante, lui ha risposto “magnificamente, guarda stiamo costruendo la nuova sala da ballo alla casa bianca…”. Ancora più vergognosi i politici di destra italiani, che come tutti qui in Italia non sapevano manco chi fosse Kirk prima dell’omicidio, ma hanno (in prima istanza Meloni) pensato bene di sfruttarlo a fini elettorali (le prossime regionali) contro la sinistra, sinistra che a mio avviso per la sua mollezza non ha risposto a tono. Personalmente penso che Tyler avesse della rabbia repressa magari anche contro la sua MAGA family. Io penso che quantomeno la sua famiglia abbia avuto delle responsabilità nella sua educazione e nel suo addestramento alle armi. Il punto è che ancora non si sa quali siano le vere motivazioni che hanno armato la mano di Tyler (cosa per altro molto facile in quell’ambiente), ma dopo pochi minuti Trump e i suoi servi sciocchi avevano già dichiarato che era stata la sinistra.

E’ mia opinione che gli idioti siano coloro che danneggiando gli altri non ne traggono un vantaggio per se stessi, anzi danneggiano anche se stessi. Perché Giorgia Meloni, Salvini ed altri destroti seguono cosi acriticamente Trump, visto che quest’ultimo con i suoi fottuti dazi e le sue sparate sta creando problemi all’Europa ed in particolare alle esportazioni italiane?

Sarebbe bello che si tornasse a ragionare.