Vannacci un film già visto.

“Finalmente è arrivato quello giusto, quello nuovo, colui che sistemerà le cose”. Appunto un film già visto. Vannacci un film gia visto

Signore… è arrivato l’arrotino! Ohh scusate volevo dire è arrivato il generalissimo Vannacci colui che remigrerà i non ariani, ops volevo dire i non italiani, o meglio italioti, italiota = italiano + idiota, per chi non lo avesse capito.

Con tutta la buona volontà io il popolo bue non lo capirò mai. La Meloni, Salvini e tanti altri che ora sono al governo dicevano le stesse identiche cose quando stavano all’opposizione, le solite bullshit come il ‘blocco navale’, ‘la remigrazione’, ecc.. per poi scoprire che quando vanno al potere non le fanno, semplicemente perché tecnicamente inattuabili, a meno di non ritornare ai campi di sterminio nazisti (che a qualcuno so, andrebbero pure bene), queste cose non si possono fare, anzi si fa il decreto flussi perché servono badanti e raccoglitori di pomodori.

Negli U.S.A. è stato eletto il più incapace, inadeguato, imbarazzante e corrotto essere che si potesse immaginare nei fumetti Marvel, come cattivo di turno nemico dell’Uomo Ragno, per di più eletto per la 2° volta, quando si dice: ‘errare è umano ma…’ per poi scoprire che l’aspirante Re è nudo. Abbiamo avuto in Europa Orban altro governo corrotto. Il populismo sovranista ha più volte mostrato la sua faccia corrotta e fallimentare per i paesi che lo hanno e lo stanno subendo. Eppure idioti intestarditi, quando si presenta il clone dell’ultimo pagliaccio in stile Trump e come se resettassero il cervello e perdessero la memoria, non del fascismo, del nazismo o del vecchio blocco sovietico, ma la memoria di qualche mese fa, in alcuni casi di qualche settimana fa. Purtroppo molti individui votano per fede, se scoprono che la madonna di Medjugorje è una truffa aspettano che qualcuno si inventi un altro ‘miracolo’ in un altro posto, per poi aderire acriticamente a quest’ultimo, fino al prossimo disvelamento e, via così. Un incubo infinito che con una sinistra pavida che continua a gridare al ‘pericolo fascista’ senza mai rifondare il CLN, questo incubo sarà un loop infinito.

I miliardari come Elon Musk pensano di essere gli eletti, invece hanno avuto solo un grande culo!

I nuovi aspiranti dittatori ultra ricchi come Elon Musk Peter Thiel e pochi altri, soggetti ai quali è stato permesso di raggiungere ricchezze stratosferiche e sopratutto poteri illimitati, poteri e ricchezze inaccettabili solo pochi anni fa ma che attualmente sembrano normali.

In un epoca leggermente diversa molto probabilmente questi individui di dubbia moralità non avrebbero avuto il successo che hanno avuto oggi. Le variabili sono infinite il successo economico di queste dimensioni è statisticamente molto improbabile, per questo motivo questi brutti ceffi si sentono gli eletti, gli dei dell’olimpo e considerano il prossimo solo uno strumento o peggio solo un fastidio.

In verità sono anche loro dei banali idioti come tutti gli altri, solo perché hanno avuto una fortuna sfacciata, non vuol dire che siano persone speciali, come loro credono di essere, sarebbe come se lo spermatozoo che feconda l’ovulo su altri milioni di concorrenti si sentisse l’unto del signore. Questi soggetti che vogliono farci scuola su come avere successo, scrivono libri come: “l’arte di fare affari”, scritto da quell’imbarazzante uomo arancione che è riuscito a diventare il presidente del paese che una volta era considerato il più importante del mondo, ma da quando c’è lui alla guida è stato declassificato al punto che nemmeno i turisti ci vogliono più andare a passare le vacanze. Ripeto in realtà Trump come Elon Musk e la cerchia della “paypal mafia” hanno solo avuto CULO, un grandissimo CULO, ma pur sempre culo. Loro direbbero che si tratta di duro lavoro, ed è vero ma quante altre centinaia di miglia di persone hanno lavorato si sono impegnate fino all’ultima goccia di sudore e sangue ma senza diventare milionari o addirittura miliardari. Il più delle volte i soggetti più intelligenti, come fisici, matematici, tecnici di ogni tipo, geni come Enstein non diventano nemmeno benestanti, spesso perché essendo cosi intelligenti si pongono obbiettivi molto più importanti del mero arricchimento personale, anzi spesso la ricchezza è qualcosa di antitetico alla loro personalità, anzi riguardo al successo economico si muovono in maniera ingenua, mi viene in mente Nikola Tesla che morì in una condizione di indigenza.

Personalmente ho la sensazione che troppa intelligenza sia un limite al successo economico personale mentre hanno più possibilità quelli molto meno intelligenti, con una bassa sensibilità e altrettanto bassa moralità a diventare ricchi e potenti come l’attuale presidente U.S.A. Donald Trump con palesi limitatissime capacità cognitive, compensate da un enorme ego e una feroce aggressività, che coadiuvata da una altrettanto grande pavidità di chi gli sta intorno e sopratutto dei famosi ‘contrappesi’ riesce a scalzare tutti coloro che invece hanno limiti sopratutto etici. Come le turbe psichiatriche di Hitler hanno favorito le sue invasioni, così quelle di Trump hanno favorito la sua ascesa al massimo potere negli U.S.A… Con conseguenti altre invasioni.Miliardari fortunati

Passiamo a esplicazioni più scientifiche, tipo:
il “bias del sopravissuto” (Survivorship Bias)


L’esempio classico è:

  1. 10.000 imprenditori aprono un’azienda.
  2. 9.990 falliscono.
  3. 10 hanno un successo straordinario.

Quando intervisti i 10 sopravvissuti, tutti raccontano la loro strategia vincente. Nessuno può raccontare la strategia dei 9.990 falliti, anche se magari era identica.

Lo scrittore e matematico Nassim Nicholas Taleb ha costruito gran parte della sua opera su questa idea.

Nei libri Fooled by Randomness e The Black Swan sostiene che:

Gli esseri umani tendono a raccontarsi storie causali dopo gli eventi, attribuendo il successo alle proprie qualità e ignorando il ruolo enorme della casualità.

Taleb arriva quasi a sostenere che molti miliardari siano semplicemente i “vincitori della lotteria statistica” che poi costruiscono una narrazione meritocratica attorno alla loro fortuna.

La teoria matematica della distribuzione a coda lunga

Molti fenomeni economici seguono una distribuzione “power law”.Pochissime persone accumulano enormi ricchezze mentre la maggioranza rimane molto distante.

In queste distribuzioni, piccoli vantaggi iniziali possono produrre differenze gigantesche nel risultato finale.
Un investitore che incontra la persona giusta al momento giusto può trovarsi improvvisamente miliardario. Pensiamo per esempio ha chi (magari per pagare qualche servizio illegale) comprò i primi Bitcoin

Poi, per me i soldi sono come la materia tendono ad aggregarsi, come fa la sabbia lasciata libera in assenza di gravità,

Il successo eccezionale richiede quasi sempre tre ingredienti:

  1. talento;
  2. lavoro;
  3. fortuna.

Per i successi normali bastano spesso i primi due.

Per i successi straordinari il terzo diventa indispensabile.

Chi fallisce tende a sottovalutare il proprio merito.

Chi ha un successo straordinario tende a sottovalutare la propria fortuna.

il vangelo della ricchezza è un deep fake!

I miliardari come Elon Musk pensano di essere gli eletti, invece hanno avuto solo un grande culo!

I nuovi aspiranti dittatori ultra ricchi come Elon Musk Peter Thiel e pochi altri, soggetti ai quali è stato permesso di raggiungere ricchezze stratosferiche e sopratutto poteri illimitati, poteri e ricchezze inaccettabili solo pochi anni fa ma che attualmente sembrano normali.

In un epoca leggermente diversa molto probabilmente questi individui di dubbia moralità non avrebbero avuto il successo che hanno avuto oggi. Le variabili sono infinite il successo economico di queste dimensioni è statisticamente molto improbabile, per questo motivo questi brutti ceffi si sentono gli eletti, gli dei dell’olimpo e considerano il prossimo solo uno strumento o peggio solo un fastidio.

In verità sono anche loro dei banali idioti come tutti gli altri, solo perché hanno avuto una fortuna sfacciata, non vuol dire che siano persone speciali, come loro credono di essere, sarebbe come se lo spermatozoo che feconda l’ovulo su altri milioni di concorrenti si sentisse l’unto del signore. Questi soggetti che vogliono farci scuola su come avere successo, scrivono libri come: “l’arte di fare affari”, scritto da quell’imbarazzante uomo arancione che è riuscito a diventare il presidente del paese che una volta era considerato il più importante del mondo, ma da quando c’è lui alla guida è stato declassificato al punto che nemmeno i turisti ci vogliono più andare a passare le vacanze. Ripeto in realtà Trump come Elon Musk e la cerchia della “paypal mafia” hanno solo avuto CULO, un grandissimo CULO, ma pur sempre culo. Loro direbbero che si tratta di duro lavoro, ed è vero ma quante altre centinaia di miglia di persone hanno lavorato si sono impegnate fino all’ultima goccia di sudore e sangue ma senza diventare milionari o addirittura miliardari. Il più delle volte i soggetti più intelligenti, come fisici, matematici, tecnici di ogni tipo, geni come Enstein non diventano nemmeno benestanti, spesso perché essendo cosi intelligenti si pongono obbiettivi molto più importanti del mero arricchimento personale, anzi spesso la ricchezza è qualcosa di antitetico alla loro personalità, anzi riguardo al successo economico si muovono in maniera ingenua, mi viene in mente Nikola Tesla che morì in una condizione di indigenza.

Personalmente ho la sensazione che troppa intelligenza sia un limite al successo economico personale mentre hanno più possibilità quelli molto meno intelligenti, con una bassa sensibilità e altrettanto bassa moralità a diventare ricchi e potenti come l’attuale presidente U.S.A. Donald Trump con palesi limitatissime capacità cognitive, compensate da un enorme ego e una feroce aggressività, che coadiuvata da una altrettanto grande pavidità di chi gli sta intorno e sopratutto dei famosi ‘contrappesi’ riesce a scalzare tutti coloro che invece hanno limiti sopratutto etici. Come le turbe psichiatriche di Hitler hanno favorito le sue invasioni, così quelle di Trump hanno favorito la sua ascesa al massimo potere negli U.S.A… Con conseguenti altre invasioni.

Passiamo a esplicazioni più scientifiche, tipo:
il “bias del sopravissuto” (Survivorship Bias)


L’esempio classico è:

  1. 10.000 imprenditori aprono un’azienda.
  2. 9.990 falliscono.
  3. 10 hanno un successo straordinario.

Quando intervisti i 10 sopravvissuti, tutti raccontano la loro strategia vincente. Nessuno può raccontare la strategia dei 9.990 falliti, anche se magari era identica.

Lo scrittore e matematico Nassim Nicholas Taleb ha costruito gran parte della sua opera su questa idea.

Nei libri Fooled by Randomness e The Black Swan sostiene che:

Gli esseri umani tendono a raccontarsi storie causali dopo gli eventi, attribuendo il successo alle proprie qualità e ignorando il ruolo enorme della casualità.

Taleb arriva quasi a sostenere che molti miliardari siano semplicemente i “vincitori della lotteria statistica” che poi costruiscono una narrazione meritocratica attorno alla loro fortuna.

La teoria matematica della distribuzione a coda lunga

Molti fenomeni economici seguono una distribuzione “power law”.Pochissime persone accumulano enormi ricchezze mentre la maggioranza rimane molto distante.

In queste distribuzioni, piccoli vantaggi iniziali possono produrre differenze gigantesche nel risultato finale.
Un investitore che incontra la persona giusta al momento giusto può trovarsi improvvisamente miliardario. Pensiamo per esempio ha chi (magari per pagare qualche servizio illegale) comprò i primi Bitcoin

Poi, per me i soldi sono come la materia tendono ad aggregarsi, come fa la sabbia lasciata libera in assenza di gravità,

Il successo eccezionale richiede quasi sempre tre ingredienti:

  1. talento;
  2. lavoro;
  3. fortuna.

Per i successi normali bastano spesso i primi due.

Per i successi straordinari il terzo diventa indispensabile.

Chi fallisce tende a sottovalutare il proprio merito.

Chi ha un successo straordinario tende a sottovalutare la propria fortuna.

il vangelo della ricchezza è un deep fake!

Non sopporto chi ancora paragona Trump a Biden

Biden non bombardava scuole femminili uccidendo 180 bambine, nemmeno le molestava…le bambine.

Biden ha sofferto di un banale e diffuso problema cognitivo dovuto all’età. Trump è sempre stato cosi, come recitava una vecchia pubblicità italiana: “non preoccuparti cara, non è l’età sei sempre stata così”. I suoi sostenitori compresi i giornalai e politici destroti italiani parlano di demenza, sostengono che si sta verificando un improvviso peggioramento cognitivo, solo perché non possono dire che hanno scoperto solo ora che il re è nudo, non possono dire che è sempre stato un narcisista maligno, con una innata cattiveria verso il genere umano, sopratutto quella parte che non è bianca, ricca, di sesso maschile o che non lo lascia vincere a golf. L’idiota arancione, ora sono in molti a definirlo così prima sembrava vietato, questo dopo che la nostra presidente del coniglio ha avuto il ‘grande coraggio’ di definire le sue parole contro il papa “inaccettabili”, ora ci sentiamo un po’ tutti meno crocifiggibili quando definiamo il presidente con i corretti attributi, tipo: “narcisista maligno”, “idiota”, “disturbato”, “confuso”, “inappropriato”, “malato”, ecc.. siamo ancora agli eufemismi, ma confido che per le elezioni di mid term il vocabolario degli aggettivi sarà molto più popolato.

Are MAGA Voters Starting to Wake Up? Signs of a Growing Crack in Trump’s Support Base

In primo piano

A growing number of Trump supporters appear to be questioning their past choices, revealing signs of economic frustration, political disillusionment, and internal division.

In recent months, something unexpected seems to be happening within the MAGA movement. What once appeared to be an unshakable political base is now showing signs of internal tension, doubt, and even regret.

For years, support for Donald Trump looked almost immune to criticism. No matter the controversy, the core base remained loyal, often dismissing opposing narratives as biased or irrelevant. But today, subtle cracks are beginning to emerge.

One of the most striking developments is the growing number of self-identified MAGA supporters publicly expressing regret over their vote. In some cases, these are emotional statements—people openly admitting they made a mistake, something rarely seen in modern political behavior. This shift is not just rhetorical; it reflects a deeper sense of disillusionment.

Much of this change appears to be driven by direct personal impact. Many former supporters are now facing economic hardship, loss of healthcare support, and rising living costs. Regions that once strongly backed Trump, such as parts of the Rust Belt, are among the most affected. For these voters, the gap between political promises and lived reality is becoming harder to ignore.

Frustration is also increasingly visible in everyday situations. From rising fuel prices to broader economic uncertainty, some voters are beginning to associate their current difficulties with the political choices they once supported. This is particularly significant given that many were drawn to Trump’s “America First” message, expecting a focus on domestic priorities and reduced international involvement.

Instead, the current geopolitical landscape feels, to them, very different from what was promised.

Perhaps even more telling is the internal reaction within the MAGA community itself. Those who start questioning Trump often face backlash from fellow supporters, being labeled as disloyal or traitorous. At the same time, critics from outside the movement tend to mock them for realizing “too late.” This leaves many in a difficult position—caught between rejection and ridicule.

At the political level, the situation is also evolving. Trump’s endorsement, once seen as a decisive advantage, no longer guarantees electoral success. In some cases, it may even be becoming a liability. This suggests a potential shift not only among voters but within the broader Republican landscape.

Another key question concerns Trump’s leadership style. While some analysts attribute complex geopolitical strategies to his decisions, others argue that his actions are often driven more by instinct than by a coherent long-term plan. This perception may be contributing to the growing uncertainty among his supporters.

The broader implications of this shift remain unclear. Are we witnessing a temporary reaction to current events, or the beginning of a deeper transformation within the MAGA movement?

History shows that political movements built on strong emotional identification can remain stable for long periods—but when doubt begins to spread, the outcome is rarely predictable.

Something, however, has undeniably changed.

And once a previously unified base begins to question itself, it rarely returns to exactly what it was before.

I giornalisti di destra italiani insistono nell’attribuire a Trump una strategia, mentre l’unica cosa che muove presidente e repubblicani è la paura delle elezioni di mid term!

In primo piano

I penosi giornalisti destrosi italiani e non solo, ancora insistono nell’affibbiare a Trump una qualche forma di strategia, tipo lo fa per la cina, vuole alleviare l’inesistente pericolo nucleare Iraniano, ecc.. Come dice la nipote del dittatore arancione Mary Trump, è che suo zio è puro istinto (sbagliato), narcisismo maligno con l’aggiunta di una più recente probabile demenza fronto-temporale, quel poco di capacità cognitive che le sono rimaste sono tutte rivolte alla paura di perdere il suo potere con le elezioni di mid term e se pensiamo che l’individuo è disposto a tutto per tenere il suo giocattolo, possiamo immaginarci lui e sui amici cosa possano ancora combinare, basterebbe osservare le schifose operazioni non solo di Gerry mandering che stanno operando i repubblicani in diversi stati, ultima vigliacca operazione in Nebraska hanno inserito un MAGA a correre per le primarie democratiche, in modo da sabotare l’indipendente sostenuto dai democratici.

Altra assurdità dei destroti è quella di dire “gli U.S.A. sono un alleato non possiamo farne a meno”, gli Stati Uniti appunto non Trump, come dicono molti politici americani anche repubblicani, è che gli europei dovrebbero rivolgersi al congresso oramai non alla attuale amministrazione.

Finalmente Giorgia Meloni ha detto qualcosa di definitivo su Trump, ci voleva un attacco al papa quindi alla chiesa cattolica, ha influito anche la debacle del suo amico Orban a farle prendere questa decisione, 180 bambine uccise non bastavano.

Risveglio MAGA. Forse il mondo MAGA si sta risvegliando dallo stato ipnotico

Segnali di crisi del trumpismo tra pentimenti, difficoltà economiche e perdita di consenso

Negli ultimi tempi stanno emergendo segnali sempre più evidenti di un fenomeno che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: una parte del mondo MAGA e dell’elettorato repubblicano sembra iniziare a uscire da una sorta di stato di adesione acritica al trumpismo. Per anni il consenso attorno a Donald Trump è apparso compatto, impermeabile ai fatti e alle contraddizioni, quasi come se una larga fascia di elettori fosse intrappolata in una narrazione da cui era impossibile uscire. Oggi, invece, qualcosa sembra essersi incrinato, e i segnali di un possibile “risveglio MAGA” stanno diventando sempre più visibili.

Si moltiplicano, ad esempio, i video di sostenitori trumpiani che si dichiarano pentiti del loro voto. Non si tratta di semplici cambi di opinione, ma di veri e propri sfoghi pubblici: persone in lacrime che ammettono di essersi sbagliate, che si definiscono ingenue o addirittura “idiote” per aver creduto a promesse che oggi appaiono, alla prova dei fatti, vuote o fuorvianti. Questo tipo di reazione è estremamente raro nella politica moderna, dove l’elettore tende più facilmente a razionalizzare che a riconoscere un errore. E proprio per questo rappresenta uno dei segnali più forti di crisi del consenso trumpiano.

Il cambiamento, tuttavia, non nasce solo da una presa di coscienza astratta, ma da un impatto diretto sulla vita quotidiana. Molti elettori MAGA stanno sperimentando sulla propria pelle le conseguenze delle politiche che avevano sostenuto: perdita di sussidi, difficoltà nell’accesso all’assistenza sanitaria, aumento del costo della vita. In particolare, aree come la Rust Belt — che avevano costituito uno dei pilastri del consenso di Trump — risultano oggi tra le più colpite. È qui che il contrasto tra promessa politica e realtà concreta diventa più evidente, e dove il “risveglio del mondo MAGA” assume contorni sociali ed economici ben definiti.

A questo si aggiunge un elemento emotivo sempre più visibile: la rabbia. Non è raro vedere sostenitori trumpiani sfogarsi pubblicamente per l’aumento dei prezzi del carburante, accusando direttamente l’“uomo arancione” per una situazione che percepiscono come fuori controllo. La politica estera gioca un ruolo cruciale in questa frustrazione: molti elettori avevano scelto Trump proprio per la promessa di non entrare in nuove guerre e di concentrarsi esclusivamente sugli interessi interni degli Stati Uniti, il famoso slogan “America First”. Ritrovarsi invece coinvolti in scenari internazionali complessi e costosi rappresenta, per loro, un tradimento diretto.

Questo genera una frattura interna al mondo MAGA che è forse l’aspetto più interessante e meno discusso. Chi inizia a mettere in dubbio Trump si trova in una posizione scomoda: da un lato viene attaccato dagli altri sostenitori, che lo considerano un traditore; dall’altro viene ridicolizzato dagli avversari politici, che lo vedono come qualcuno che “si è accorto troppo tardi”. Il risultato è una crisi identitaria che contribuisce a indebolire ulteriormente la compattezza del movimento.

Anche sul piano politico si intravedono segnali di cambiamento. Per anni, l’appoggio di Trump è stato decisivo per la carriera di molti esponenti repubblicani: avere il suo endorsement significava spesso vincere. Oggi questo meccanismo sembra meno efficace. In alcuni casi, il sostegno dell’ex presidente non solo non garantisce più la vittoria, ma può addirittura trasformarsi in un fattore di rischio elettorale. Le dinamiche interne al Partito Repubblicano diventano così più instabili, come dimostrano le tensioni che coinvolgono figure come Marjorie Taylor Greene o Joe Kent.

Resta poi un nodo centrale: Trump ha davvero una strategia? Una parte dell’analisi politica, soprattutto europea, tende ad attribuirgli una visione coerente, parlando di grandi piani geopolitici o di strategie contro potenze come la Cina. Tuttavia, sempre più osservatori mettono in dubbio questa lettura, sostenendo che le sue decisioni siano spesso il risultato di impulsi immediati più che di una strategia strutturata. Questo contribuirebbe a spiegare l’imprevedibilità delle sue scelte e la difficoltà, per i suoi stessi elettori, di comprenderne la direzione.

Il momento resta comunque estremamente delicato. Il rischio non è solo politico, ma anche istituzionale. L’uso della tensione internazionale come strumento di consenso interno, o come distrazione da problemi domestici, è una dinamica ben nota nella storia. E quando si combina con una leadership imprevedibile, il risultato può diventare pericoloso. A questo si aggiunge il ruolo crescente di alcune élite economiche e tecnologiche, con figure come Peter Thiel e Elon Musk al centro di un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra potere economico e democrazia.

La vera domanda, a questo punto, non è tanto se il mondo MAGA si stia risvegliando, ma cosa accadrà dopo. Se questo processo di disillusione continuerà, potrebbe portare a un indebolimento significativo del trumpismo e a un riequilibrio politico negli Stati Uniti, soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Ma nulla è garantito: la storia insegna che i momenti di crisi possono generare sia evoluzioni positive sia derive ancora più radicali.

Forse l’ipnosi si sta davvero esaurendo. Oppure stiamo assistendo solo a una fase di transizione. In ogni caso, qualcosa si è rotto. E quando un sistema basato su una forte adesione emotiva inizia a incrinarsi, difficilmente torna esattamente com’era prima.

Quindi l’Europa la deve smettere di abbozzare davanti all’idiota aspirante dittatore, deve assolutamente opporsi alla politica U.S.A. e soprattutto non deve entrare in nessun modo nella guerra di Trump, che unicamente sua e nemmeno lui ne conosce le motivazioni perché appunto è una persone con capacità cognitive molto limitate. Il resto del mondo, quelli che non sono i suoi irriducibili sostenitori devono lasciare che le crepe nel mondo MAGA e repubblicano si moltiplichino e si allarghino.

Non capisco perché il suo stato maggiore che ha giurato sulla costituzione non sul presidente non provino in qualche modo a limitarlo, limitare un uomo che tra l’altro è molto lontano dal mondo e dalla retorica militare U.S.A. visto la sua mancanza di rispetto per le vittime americane e che quando tocco a lui codardamente con il peso della ricchezza evitò di partecipare alla guerra.

Risveglio MAGA. Forse il mondo MAGA si sta risvegliando dallo stato ipnotico

In primo piano

Segnali di crisi del trumpismo tra pentimenti, difficoltà economiche e perdita di consenso

Negli ultimi tempi stanno emergendo segnali sempre più evidenti di un fenomeno che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: una parte del mondo MAGA e dell’elettorato repubblicano sembra iniziare a uscire da una sorta di stato di adesione acritica al trumpismo. Per anni il consenso attorno a Donald Trump è apparso compatto, impermeabile ai fatti e alle contraddizioni, quasi come se una larga fascia di elettori fosse intrappolata in una narrazione da cui era impossibile uscire. Oggi, invece, qualcosa sembra essersi incrinato, e i segnali di un possibile “risveglio MAGA” stanno diventando sempre più visibili.

Si moltiplicano, ad esempio, i video di sostenitori trumpiani che si dichiarano pentiti del loro voto. Non si tratta di semplici cambi di opinione, ma di veri e propri sfoghi pubblici: persone in lacrime che ammettono di essersi sbagliate, che si definiscono ingenue o addirittura “idiote” per aver creduto a promesse che oggi appaiono, alla prova dei fatti, vuote o fuorvianti. Questo tipo di reazione è estremamente raro nella politica moderna, dove l’elettore tende più facilmente a razionalizzare che a riconoscere un errore. E proprio per questo rappresenta uno dei segnali più forti di crisi del consenso trumpiano.

Il cambiamento, tuttavia, non nasce solo da una presa di coscienza astratta, ma da un impatto diretto sulla vita quotidiana. Molti elettori MAGA stanno sperimentando sulla propria pelle le conseguenze delle politiche che avevano sostenuto: perdita di sussidi, difficoltà nell’accesso all’assistenza sanitaria, aumento del costo della vita. In particolare, aree come la Rust Belt — che avevano costituito uno dei pilastri del consenso di Trump — risultano oggi tra le più colpite. È qui che il contrasto tra promessa politica e realtà concreta diventa più evidente, e dove il “risveglio del mondo MAGA” assume contorni sociali ed economici ben definiti.

A questo si aggiunge un elemento emotivo sempre più visibile: la rabbia. Non è raro vedere sostenitori trumpiani sfogarsi pubblicamente per l’aumento dei prezzi del carburante, accusando direttamente l’“uomo arancione” per una situazione che percepiscono come fuori controllo. La politica estera gioca un ruolo cruciale in questa frustrazione: molti elettori avevano scelto Trump proprio per la promessa di non entrare in nuove guerre e di concentrarsi esclusivamente sugli interessi interni degli Stati Uniti, il famoso slogan “America First”. Ritrovarsi invece coinvolti in scenari internazionali complessi e costosi rappresenta, per loro, un tradimento diretto.

Questo genera una frattura interna al mondo MAGA che è forse l’aspetto più interessante e meno discusso. Chi inizia a mettere in dubbio Trump si trova in una posizione scomoda: da un lato viene attaccato dagli altri sostenitori, che lo considerano un traditore; dall’altro viene ridicolizzato dagli avversari politici, che lo vedono come qualcuno che “si è accorto troppo tardi”. Il risultato è una crisi identitaria che contribuisce a indebolire ulteriormente la compattezza del movimento.

Anche sul piano politico si intravedono segnali di cambiamento. Per anni, l’appoggio di Trump è stato decisivo per la carriera di molti esponenti repubblicani: avere il suo endorsement significava spesso vincere. Oggi questo meccanismo sembra meno efficace. In alcuni casi, il sostegno dell’ex presidente non solo non garantisce più la vittoria, ma può addirittura trasformarsi in un fattore di rischio elettorale. Le dinamiche interne al Partito Repubblicano diventano così più instabili, come dimostrano le tensioni che coinvolgono figure come Marjorie Taylor Greene o Joe Kent.

Resta poi un nodo centrale: Trump ha davvero una strategia? Una parte dell’analisi politica, soprattutto europea, tende ad attribuirgli una visione coerente, parlando di grandi piani geopolitici o di strategie contro potenze come la Cina. Tuttavia, sempre più osservatori mettono in dubbio questa lettura, sostenendo che le sue decisioni siano spesso il risultato di impulsi immediati più che di una strategia strutturata. Questo contribuirebbe a spiegare l’imprevedibilità delle sue scelte e la difficoltà, per i suoi stessi elettori, di comprenderne la direzione.

Il momento resta comunque estremamente delicato. Il rischio non è solo politico, ma anche istituzionale. L’uso della tensione internazionale come strumento di consenso interno, o come distrazione da problemi domestici, è una dinamica ben nota nella storia. E quando si combina con una leadership imprevedibile, il risultato può diventare pericoloso. A questo si aggiunge il ruolo crescente di alcune élite economiche e tecnologiche, con figure come Peter Thiel e Elon Musk al centro di un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra potere economico e democrazia.

La vera domanda, a questo punto, non è tanto se il mondo MAGA si stia risvegliando, ma cosa accadrà dopo. Se questo processo di disillusione continuerà, potrebbe portare a un indebolimento significativo del trumpismo e a un riequilibrio politico negli Stati Uniti, soprattutto in vista delle elezioni di medio termine. Ma nulla è garantito: la storia insegna che i momenti di crisi possono generare sia evoluzioni positive sia derive ancora più radicali.

Forse l’ipnosi si sta davvero esaurendo. Oppure stiamo assistendo solo a una fase di transizione. In ogni caso, qualcosa si è rotto. E quando un sistema basato su una forte adesione emotiva inizia a incrinarsi, difficilmente torna esattamente com’era prima.

Quindi l’Europa la deve smettere di abbozzare davanti all’idiota aspirante dittatore, deve assolutamente opporsi alla politica U.S.A. e soprattutto non deve entrare in nessun modo nella guerra di Trump, che unicamente sua e nemmeno lui ne conosce le motivazioni perché appunto è una persone con capacità cognitive molto limitate. Il resto del mondo, quelli che non sono i suoi irriducibili sostenitori devono lasciare che le crepe nel mondo MAGA e repubblicano si moltiplichino e si allarghino.

Non capisco perché il suo stato maggiore che ha giurato sulla costituzione non sul presidente non provino in qualche modo a limitarlo, limitare un uomo che tra l’altro è molto lontano dal mondo e dalla retorica militare U.S.A. visto la sua mancanza di rispetto per le vittime americane e che quando tocco a lui codardamente con il peso della ricchezza evitò di partecipare alla guerra.

La cattiveria come programma politico: Trump, l’Europa servile e il silenzio del Congresso

Quando la cattiveria diventa consenso

Viviamo in un’epoca inquietante, in cui la cattiveria sembra essere diventata un valore sufficiente per ottenere consenso. Non servono più talento, intelligenza, empatia o buon senso: basta urlare più forte degli altri, umiliare, minacciare, dividere. In questo scenario, la figura di Donald Trump appare come il simbolo perfetto di una degenerazione politica e culturale che sta trascinando con sé non solo gli Stati Uniti, ma l’intero equilibrio occidentale

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Trump non ha una strategia: ha solo potere

Trump è senza vergogna e senza talento. Non possiede una visione, né una strategia coerente. Sembra piuttosto di vivere in una Gotham City senza Batman, dove il caos regna e nessuno sembra davvero in grado – o disposto – a intervenire. Le analogie storiche sono scomode, ma inevitabili: Benito Mussolini e Adolf Hitler insegnano che certi segnali non vanno mai sottovalutati. Il tentativo di golpe del 6 gennaio non è stato folklore politico, ma un precedente gravissimo, una frattura nella democrazia americana.

Il Congresso e il fallimento dei contrappesi

Perché il Congresso non lo ferma?

La domanda centrale resta questa: perché il Congresso degli Stati Uniti non interviene con decisione?
Perché Trump non viene trattato per ciò che è politicamente: un soggetto profondamente inadeguato, instabile, incapace di gestire il potere che gli è stato consegnato?

È un errore enorme continuare ad attribuirgli una strategia. Trump non ne ha una. Si comporta come un bambino viziato che sbatte i piedi quando le cose non vanno come vuole. Ogni sua decisione nasce da risentimento personale, narcisismo patologico e desiderio di rivalsa, non da calcolo geopolitico.

Un esempio emblematico è il mancato endorsement a María Corina Machado. Non c’entra la sua adeguatezza o meno come leader: dal punto di vista di Trump, Machado rischiava di oscurarlo, persino simbolicamente, con l’ipotesi di un Premio Nobel. Ed ecco allora la reazione infantile: ostacolarla e, allo stesso tempo, rivendicare per sé un riconoscimento che non ha mai meritato, arrivando persino a “regalare” pateticamente premi e meriti come se fossero giocattoli.

L’Europa complice e l’Italia servile

Il problema non è solo americano. Giorgia Meloni e il suo governo stanno progressivamente mettendo l’Italia al servizio di un aspirante dittatore. È una scelta miope e pericolosa. Ancora più grave è il ruolo di una parte del giornalismo di destra, impegnato in vere e proprie acrobazie retoriche pur di difendere l’indifendibile.

Giornalisti come Maurizio Molinari arrivano a sostenere tesi surreali, come quella secondo cui la Cina sarebbe avvantaggiata da una Groenlandia “libera” e non sotto il controllo statunitense. La realtà è opposta: ciò che davvero avvantaggia la Cina sono le stronzate di Trump, che rendono Pechino un partner infinitamente più affidabile dell’attuale amministrazione americana. Quando l’America appare capricciosa, vendicativa e inaffidabile, chiunque altro sembra automaticamente più serio.

Un’anomalia storica che presenta il conto

Il fatto stesso che un idiota narcisista maligno abbia concentrato su di sé così tanto potere è una grave anomalia storica. E se Trump non riuscirà a instaurare una dittatura vera e propria – ipotesi che solo pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza, ma oggi non lo è più – tutti quelli che gli hanno “baciato il culo” (per usare le sue stesse parole) ne pagheranno il prezzo politico.

I segnali, negli Stati Uniti, già esistono:

  • molti repubblicani iniziano, seppur lentamente, a ribellarsi;
  • diversi senatori lasciano le loro cariche;
  • città e Stati si oppongono apertamente all’“ignobile presidente”.

Eppure, la politica e la stampa europea – soprattutto italiana – sembrano cieche davanti a tutto questo.

L’Europa che guarda e tace

La domanda finale (che nessuno vuole affrontare)

Se Trump sta danneggiando prima di tutto il suo stesso Paese, cosa aspetta il Congresso a bloccarlo?
E soprattutto: cosa aspettano i vertici europei a rivolgersi direttamente al Congresso americano, ignorando un presidente palesemente inadeguato?

La storia insegna che certi regimi crollano non per un singolo gesto eroico, ma per una spallata collettiva. Trump potrebbe subirla, se tutti gli uomini e le donne di buona volontà decidessero finalmente di unirsi contro di lui. Il tempo, però, non è infinito. E il silenzio, oggi, non è neutralità: è complicità.

Trump non è un genio del male né uno stratega visionario. È molto peggio: è un uomo mediocro con un potere spropositato, circondato da opportunisti, adulato da governi deboli e difeso da una stampa che ha smesso di fare il suo mestiere. La storia ci insegna che figure così non crollano da sole: vengono fermate, oppure lasciano macerie.

Se esiste ancora una possibilità di evitare il peggio, passa da una presa di coscienza collettiva. Dal Congresso americano, prima di tutto. Ma anche dall’Europa, che dovrebbe smettere di inseguire il potente di turno e tornare a difendere principi, istituzioni e dignità democratica. Perché quando la politica abdmocrazia abdica, la distopia smette di essere fantasia e diventa cronaca.

Quelli che stanno descrivendo nel modo migliore la presidenza Trump sono i comici. I comici come Jimmy Kimmel, i soggetti come l’uomo arancione e come tutti gli aspiranti dittatori hanno una fottuta paura della satira

Altra categoria che ha grande voce in capitolo su Donald Trump è quella degli psichiatri, Trump è un narcisista maligno con un ego sovradimensionato. Come alcuni psichiatri spiegano la condizione patologica di Trump forse causata dal suo rapporto iper-tossico con un padre autoritario e sminuente, sembra che il presidente non abbia superato l’adolescenza e nemmeno la sua fase edipica.

quindi l’imbarazzante uomo arancione fornisce materiale infinito per comici e psichiatri

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me ed un buon numero di armi e soldati per difenderla.

Riuscirà l’Europa a fare un bagno di realtà e quindi capire che il diritto internazionale non si può difendere solo con retorica e tentativi di mediazione?

Riusciranno i leader europei a incominciare ad affrontare a muso duro l’aspirante dittatore Donald Trump e a non leccare il culo a quest’ultimo come fa l’attuale segretario della NATO Mark Rutte?

Non si imbarazzano i nostri politici, la nostra ‘libera’ stampa, persino i nostri dirigenti dello sport a comportarsi come eunuchi che si prostrano al cospetto dell’imperatore? Chi come la nostra presidente del consiglio e altri leader di destra europei lo fanno nella speranza di un rapporto preferenziale, ignorando il carattere di Trump, al quale non frega un cazzo di nessuno, nemmeno di chi lo lecca riempendolo di complimenti falsi e inutili. Trump adora essere corteggiato, esaltato, ammirato, ecc… ma a conti fatti vuole solo le monete d’oro che hai in saccoccia, costoro non si rendono conto di scatenare solo il disprezzo da parte di chi biasima (per usare un eufemismo) il comportamento dell’idiota arancione senza avere un riconoscimento da questo.

Il leccaculismo non ha mai funzionato causa solo la perdita di dignità.
Voglio dire: cosa aspettiamo ad inviare qualche migliaio di soldati a difendere la Groenlandia come suggerisce il primo ministro inglese Keir Starmer?

La nostra visione, quella Europea intendo è la migliore, la più giusta e a prodotto nel nostro continente molti anni di pace, se il nostro alleato ha cambiato idea, dobbiamo comunque continuare a difenderla anche dall’attuale e pessima amministrazione U.S.A.

Il cielo stellato sopra di noi sarà sempre li, ma legge morale potrebbe dissolversi se non la difendiamo da questi feroci idioti al potere ora negli U.S.A. e non solo.

Trump non ha una strategia come ho spesso scritto, al contrario, è mosso solo dal suo narcisismo maligno, dal suo ego smisurato e da qualche suggerimento da qualcuno al suo livello cognitivo sono i nostri “giornalai” e politici anche di sinistra che insistono nel cercare di affibbiargli una strategia che non ha. Che Trump sia un idiota è un fatto, è uno che confonde il test per la demenza con il test per il QI.

Siamo nelle mani di costui.