Il Vertice di Anchorage: Trump un Fiasco e Putin Trionfa (E il sospetto di un Ricatto…)

In primo piano

Una sceneggiatura già vista (o meglio una sceneggiata)
L’incontro di ieri, 15 agosto 2025, tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage, Alaska, è stato annunciato, dai media e da molti osservatori, come un evento a dir poco epocale, e mi viene da chiedere perché? Visto che oramai sappiamo che c’è un idiota alla Casa Bianca. Immagina: tappeto rosso, fanfara, flyover militari, un ambiente studiato per trasmettere una candidatura a premio Nobel per la pace. Ma alla fine, niente di tutto ciò si è concretizzato: un fallimento preannunciato che ha lasciato tutti a bocca aperta.

Nessun accordo raggiunto nessun cessate il fuoco, insomma il solito uomo arancione utilizzatore seriale di superlativi ma che alla fine produce solo aria fritta. Devo anche fare notare che sembra essersi sgonfiato il suo solito ego ipertrofico con il boss russo, è cosi tanto affascinante Putin per Trump che “ch’ogne lingua deven tremando muta”, o (rasoio di Occam) Putin è in possesso di una qualche arma di ricatto nei confronti dell’imbarazzante inquilino della casa bianca? Come diceva Andreotti: ‘a pensar male si fa peccato ma…’. Ma no forse è solo pura fascinazione tipo l’Hitler della prima ora con Mussolini, certo è che se l’immagine è tutto l’immagine è questa

Conclusione: un altro capitolo imbarazzante
Il vertice di Anchorage si chiude quindi come l’ennesima performance vuota: l’immagine ideata supera la sostanza, e Putin ne esce rafforzato sulla scena globale, mentre Trump appare come un attore in difficoltà, con troppi sorrisi e poche carte in mano. La domanda mi sorge spontanea: quando la smetteranno i media e i politici destroti di fare pubblicità all’uomo più imbarazzante del pianeta, facendo apparire la candidatura per il Nobel non una colossale STRONZATA, ma una cosa possibile?

Trump è il cagnolino di Netanyahu?

Il 13 giugno 2025 Israele ha lanciato l’Operazione Rising Lion, colpendo impianti nucleari iraniani – Natanz, Fordow e Isfahan – in una mossa autonoma su ordine del primo ministro Benjamin Netanyahu newyorker.com+4en.wikipedia.org+4en.wikipedia.org+4. Nove giorni dopo, tra il 21 e il 22 giugno, gli Stati Uniti hanno compiuto un pesante bombardamento con ordigni bunker-buster e missili Tomahawk, definito Operation Midnight Hammer

Secondo la Carnegie Endowment, Netanyahu ha esercitato una «pericolosa influenza» su Trump durante la guerra carnegieendowment.org+1e24.no+1. Commentatori e opinione pubblica concordano: Trump ha subito pressioni da Netanyahu – unite a falchi repubblicani come Graham e Cruz – spingendolo a partecipare militarmente .

Così come osserva un’analisi sul Forward, sebbene Trump fosse predisposto al confronto, Netanyahu ha accelerato e “spedito” la decisione, operando una sorta di coercizione strategica .

Trump – fino a giugno 2025 – aveva adottato l’approccio “America First” con alta pressione economica, sanzioni e tentativi di negoziato (campagna “maximum pressure”) theguardian.com. Ma di fronte alla mossa israeliana, Trump prima si era distaccato, poi si è convinto a lanciare i bombardamenti, definendoli “spettacolari” .

Secondo il Wall Street Journal, Trump ha sostenuto la svolta come un’azione cruciale di deterrenza con Israele . Dall’altra parte, editorialisti di Washington Post e Guardian criticano la mossa come un salto bellico senza solide basi diplomatiche o approvazione del Congresso forward.com+3washingtonpost.com+3washingtonpost.com+3.

Pur non essendoci prove di minaccia diretta, analisti ritengono che Trump abbia modellato la sua decisione sulle richieste israeliane, passando da un approccio diplomatico moderato a un intervento militare deciso . L’ipotesi di “richiesta di aiuto sotto pressione” appare plausibile: Netanyahu aveva già iniziato i raid nove giorni prima, creando un “fatto compiuto” al quale Trump non poteva sottrarsi.

2 galli nello stesso pollaio

In primo piano

Two Roosters, One Coop: Why Trump and Musk Were Bound to Clash

Come avevo scritto tempo fa due galli nello stesso pollaio non possono convivere e come scrissi un po’ speravo che quello che è successo succedesse, perché qualsiasi cosa indebolisca l’amministrazione Trump per me è un fatto molto positivo. Ancora non mi capacito come gli americani abbiano potuto eleggere una figura così inadatta (per usare un eufemismo) a governare un condominio, figuriamoci il paese più potente del mondo. Non era difficile da prevedere però lo scontro tra due narcisisti patologici con un ego ultra smisurato, gli unici a non vedere l’inaffidabilità (anche qui per usare un eufemismo) di Donald Trump sono il nostro destroso governo e sui servi giornalisti che proprio non riescono a dire (perché non possono non vederlo) che il re è nudo.

Mi immagino a volte se fosse Biden a fare un decimo delle stronzate che fa Trump cosa scriverebbero i soliti pronisti (ultima evoluzione del cronista) fedeli al governo MelonI.

Back when Trump took office, I wrote that his friendship with Elon Musk wouldn’t last. It wasn’t hard to see why. You can’t have two alpha males in the same henhouse — eventually, the feathers fly.

Both men thrive on dominance, headlines, and disruption. For a while, their interests overlapped. But power doesn’t like to share the spotlight, and ego rarely plays well with others.

So here we are, watching the inevitable fallout unfold. Just like I predicted: two roosters, one coop — it was only a matter of time.

Inoltre il presidente amerikano (fa senso anche solo definirlo presidente) ha ‘spiegato’ che Zelensky e Putin sarebbero come due bambini che litigano, la cosa assurda è che lui è un bambino da sempre, un bambino capriccioso ed egoista e si sta ora scontrando con un altro bambino se vogliamo usare una metafora diversa dai galli nel pollaio. Spero che arriverà il giorno che questa sorta di ipnosi collettiva si dissolva, che il trompe l’oeil sveli l’illusione e che il Re si veda per quello che è un coglione nudo

due bambini con un enorme ego

Trump come i bambini fa i capricci ed aspetta la reazione degli adulti. Non descriviamolo più intelligente di quello che è!

No ha un piano non ha un business plan ma come i bambini provoca il genitore, vede come reagisce e la volta dopo aggiusta il tiro, questo è quello che fa il neo eletto (purtroppo) presidente degli Stati Uniti.

Anche qui in Italia ci sono politici e giornalisti, ovviamente per lo più di destra che attribuiscono a Donald Trump una sorta di pensiero strategico, un operare con uno scopo preciso, alcuni di questi si sono inventati la tattica dei dazi all’Europa per convincerla a rinunciare agli scambi commerciali con la Cina invitandoci anche a mettere dazi a nostra volta a quest’ultima. A big bull shit, grandissima cazzata, Trump non è in grado di sviluppare pensieri lineari anche semplici, figuariamoci una macchiavellica strategia economica come quella descritta. Aldilà del fatto che i dazi sono una misura pessima, assurda, devastante e controproducente, praticamente da idioti, visto che il soggetto più danneggiato è proprio colui che emette i dazi, non mi viene in mente nemmeno un economista d’accordo all’uso dei dazi, anzi persino uno dei presidenti più conservatore e liberista come Ronald Regan era fortemente contro i dazi come si evince dal filmato sotto.

Si sembra incredibile che debba rimpiangere Regan, ma messo a confronto a Trump si vede il profondo abisso tra uno presidente repubblicano iper conservatore, ma comunque uno statista, mentre Trump risulta essere il bullo ignorante lontano anni luce dalle capacità dialettiche di Regan.

Assisto ad un continuo volere normalizzare la figura di Trump, ovviamente sopratutto dai media di destra, ma vedo anche dai media di sinistra una sorta di attenuazione quasi sonora delle affermazioni imbecilli del presidente amerikano, per esempio scrivere che Trump ha detto ‘baciare la pantofola’ anziché ‘baciare il culo’. I suoi oppositori sono confusi ed imbarazzati, come si rimane confusi ed imbarazzati di fronte ad un malato mentale che gioca con la sua merda., confusi ed imbarazzati come al ristorante con un amico ubriaco che molesta gli astanti. Donald Trump andrebbe trattato per quello che è, se è indecente va trattato da indecente senza pèhotoshopparlo per renderlo accettabile al gusto pubblico, facendo così gli interessi di tutti quei sovranisti paleonazisti che lo apprezzano proprio perché tracotante, maleducato, ignorante e sopratutto inaffidabile.

solo i cretini di questo governo sostengono che Trump abbia ‘un piano’.

Se l’America perde la vergogna, è dittatura: l’ascesa di Trump e la minaccia globale #2

L’elezione di Donald Trump ha scosso profondamente gli equilibri politici internazionali, rivelando tendenze autoritarie che minacciano la democrazia non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. La sua retorica aggressiva e le politiche protezionistiche stanno ridefinendo le relazioni internazionali, mettendo in discussione valori fondamentali come la libertà e la giustizia.

In Europa, molti leader politici sembrano impegnati in un pericoloso esercizio di normalizzazione delle azioni di Trump. Ad eccezione del nostro Presidente della Repubblica, la maggior parte cerca di presentare il nuovo presidente americano come un individuo con una strategia, sebbene discutibile, quasi giustificandone le mosse. Figure come Matteo Salvini esprimono un sostegno incondizionato, arrivando a preferire leader autoritari come Putin al nostro stesso Presidente, Sergio Mattarella. Questa tendenza a minimizzare o giustificare comportamenti estremi rappresenta un grave pericolo per la tenuta democratica.

Il pericolo della perdita di vergogna. Ci sono politici come Giuseppe Conte e giornalisti alcuni come Marco Travaglio di tutto rispetto (almeno per me che seguo dal 1° numero del ‘Fatto Quotidiano’), i quali sostengono che Trump abbia semplicemente “tolto il velo” sugli Stati Uniti, rivelando realtà preesistenti. Tuttavia, è proprio questo atto di svelamento, privo di vergogna, che apre la strada alla dittatura. La mancanza di pudore, l’arroganza e la violenza verbale sono segnali di un aspirante dittatore che non riconosce limiti, mettendo a rischio le fondamenta stesse della democrazia. La storia ci insegna che la normalizzazione di atteggiamenti autoritari può avere conseguenze disastrose. Quando Benito Mussolini, dopo tre anni di governo con i liberali, si tolse il velo, iniziò la dittatura fascista. Oggi, l’atteggiamento di Trump e la sua mancanza di freni richiamano pericolosamente quei tempi bui. La comunità internazionale deve rimanere vigile e non sottovalutare i segnali di una possibile deriva autoritaria. La situazione attuale richiede una riflessione profonda e una presa di posizione decisa contro la normalizzazione di comportamenti autoritari. La storia ci ha mostrato i pericoli di edulcorare il dissenso e di accettare passivamente l’ascesa di leader che minacciano la democrazia. È fondamentale mantenere alta la guardia e difendere con forza i valori democratici che sono alla base delle nostre società.

la democrazia ha permesso che questi arrivassero al potere. Questi permetteranno alla democrazia di tornarci?

In primo piano

Quello che mi spaventa dell’amministrazione Trump, non sono tanto i dazi, per i quali l’idiota ha già fatto ben più che un passo indietro, quando si è accorto che questi danneggiano più gli U.S.A. dei paesi bersaglio, ma mi mi spaventa molto più l’attacco alle opposizioni, in particolare alle università americane. Il ricatto mafioso alla Columbia University è degno di una dittatura di tipo Cileno, il fatto che manifestanti anti Trump vengano arrestati dalla polizia, il fatto che uno schifoso m.a.g.a. scenda dall’auto con in mano un fucile mitragliatore minacciando manifestanti pacifici e sopratutto il fatto che non venga arrestato dalla polizia, questo fa pensare veramente ad un regime dittatoriale.

La domanda è: se l’economia americana non dovesse peggiorare drasticamente come spero e Trump riuscisse a vendere ancora ed ancora le sue gigantesche balle al suo popolo bue con limitate capacità cognitive, cosa potrà succedere? Potrebbe veramente correre per un altro mandato? O qualcuno come lui (peggio sembra veramente impossibile) potrebbe portare avanti la sua politica illiberale per usare un eufemismo? Questo limiterebbe la democrazia negli U.S.A. e a cascata nel resto del mondo.

Ci aspetta un futuro distopico?la prossima dittatura di Trump

La democrazia permette anche ad un essere così inadatto a governare il paese più potente del mondo di diventare presidente. Questo imbarazzante uomo assieme al suo cerchio magico permetterà alla democrazia di tornare?

Trump, Dazi e Sovranismo: La Minaccia Globale di una Politica Idiota

I dazi di Trump: un danno per tutti, inclusi gli USA

I dazi sono tasse applicate sulle merci importate, pensati per rendere più competitivi i prodotti interni. Ma nel contesto di un’economia globalizzata, questa mossa si ritorce contro lo stesso Paese che li impone.

Le aziende americane che dipendono da materie prime o componenti esteri (come acciaio, semiconduttori, tessuti) vedono aumentare i costi di produzione. Questo si riflette in prezzi più alti per i consumatori, una minore competitività a livello internazionale e una contrazione generale del mercato.

Inoltre, gli altri Paesi spesso rispondono con dazi di ritorsione, innescando una guerra commerciale che mina la fiducia dei mercati e rallenta la crescita globale.

Sovranismo: un’epidemia globale che ha contagiato anche gli USA

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescente diffusione del sovranismo: una filosofia politica che promette di “rimettere al centro la nazione”, spesso a scapito della cooperazione internazionale. Dal Brasile all’Ungheria, passando per l’Italia e il Regno Unito, questa tendenza si è diffusa come un virus.

Perfino la nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti, non è stata immune. L’elezione di Donald Trump nel 2016 — e il suo possibile ritorno nel 2025 — rappresenta la punta dell’iceberg.

Il sovranismo promette soluzioni semplici a problemi complessi. Ma nella realtà, produce isolamento, tensioni internazionali e una maggiore instabilità economica e militare.

Il rischio di una catastrofe globale

Se ogni nazione chiude i propri confini, impone dazi e si affida a leader che alimentano la paura e il conflitto, il rischio è una frammentazione geopolitica. Le alleanze si sgretolano, il commercio rallenta, e il mondo diventa un luogo meno sicuro.

In uno scenario del genere, il rischio di conflitti militari e collassi economici aumenta in modo esponenziale. Basta guardare alla storia: ogni grande guerra è stata preceduta da un’ondata di nazionalismo estremo e protezionismo.

Come siamo arrivati a questo punto?

Come può un uomo come Trump — spesso accusato di incompetenza e autoritarismo — arrivare alla presidenza degli Stati Uniti?

Ecco alcuni motivi:

  • Crisi sociale ed economica: milioni di americani si sentono abbandonati dalla politica tradizionale.
  • Comunicazione populista: Trump parla in modo semplice, diretto, spesso provocatorio. In un’epoca di social media, chi urla più forte viene ascoltato.
  • Sistema elettorale distorto: nel 2016 Trump ha vinto pur avendo meno voti popolari di Hillary Clinton, grazie al meccanismo del collegio elettorale.

La teoria dei giochi: cooperare conviene

Un concetto interessante viene dalla teoria dei giochi, una branca della matematica applicata che studia come le persone (o gli Stati) prendono decisioni in contesti di interazione.

In molti scenari, se un attore persegue solo il proprio interesse, danneggia anche se stesso. Al contrario, se tiene conto anche del bene collettivo, finisce per ottenere un vantaggio maggiore nel lungo termine.

Un esempio classico è il dilemma del prigioniero: due individui ottengono il miglior risultato se cooperano, ma spesso scelgono di non fidarsi e finiscono entrambi per stare peggio.

Nel commercio internazionale vale lo stesso principio: collaborare e costruire alleanze economiche porta vantaggi a tutti, mentre chiudersi produce perdite diffuse.

Cosa possiamo fare per fermare la deriva sovranista?

Il cambiamento non arriva dall’alto, ma dal basso. Alcune azioni concrete:

  • Informazione critica: combattere fake news e propaganda con fonti attendibili e divulgazione seria.
  • Educazione civica ed economica: aiutare le persone a capire le conseguenze reali delle scelte politiche.
  • Partecipazione attiva: votare, discutere, partecipare al dibattito democratico, sostenere leader responsabili e competenti.

Conclusione: serve una nuova consapevolezza

I dazi di Trump, il sovranismo dilagante e il populismo sono sintomi di una società che ha perso fiducia nel futuro. Ma non è troppo tardi per cambiare rotta.

L’interdipendenza globale non è un problema, è una risorsa. Solo costruendo ponti e non muri possiamo affrontare le sfide del nostro tempo — dal clima alla disuguaglianza, dalla tecnologia alla pace mondiale.

Come ci insegna la teoria dei giochi: aiutare gli altri è il modo migliore per aiutare anche se stessi.