Reddito minimo di inserimento, firmiamo.

Il reddito minimo di inserimento, chiamato in Australia social security, esiste in tutti i paesi civili, in paesi come l’Inghilterra, la Germania, la Francia, ecc già esiste da anni.

Per come la vedo io con l’automazione di molte tipologie di lavori se non addirittura la scomparsa di altre, ci sono solo poche vie percorribili, o la riduzione forzata per legge dell’orario di lavoro, con la tassativa proibizione degli straordinari, riduzione che potrebbe partire dalle 6 ore giornaliere per arrivare alle 4 se non addirittura alle 2, questo perché A BREVE NON CI SARÀ PIÙ LAVORO PER TUTTI!! Altra e più praticabile soluzione a breve termine sarebbe quella di un reddito stabile di disoccupazione.

Si potrebbe addirittura immaginare un immediato futuro in cui un impiego sarà un privilegio, come ho già scritto la robotica e l’intelligenza artificiale renderà non più necessarie non solo le figure di manovalanza ma anche le figure più tecniche ed intellettuali come programmatori, giornalisti, bancari, ecc.

La disoccupazione non sarà più al 14%, questo valore sarà quello dell’occupazione.

Questo scenario è reale già ora per alcune categorie di persone, quindi l’unica soluzione da applicare subito è quella di un reddito di inserimento fino a che ci sarà ancora un po’ di lavoro, poi ci vorrà qualcosa di gran lunga più geniale.

Forse in futuro bisognerà reintrodurre una qualche forma di comunismo per permettere a tutti la sopravvivenza, Intanto possiamo provare a firmare questo:

Politici privilegiati che si permettono di insultare i giovani.

Sono stanco di questi politici che si permettono di insultare chi non è privilegiato come loro, la mano mi corre alla pistola (se l’avessi) quando appellano i giovani italiani come choosy, o sostengono che coloro che se ne vanno non faranno sentire la loro mancanza.
Su una cosa ha ragione Poletti, non è vero che sono solo i migliori che se ne vanno, a mio parere sono comunque quelli più coraggiosi e intelligenti ma anche sopratutto quelli che hanno una buona percezione della realtà, quelli che non si prendono per il culo e questa visione chiara porta spesso alla assenza di speranza quindi alla disperazione, per avere lucidamente capito che gattopardamente questo paese non cambia, fa solo finta di cambiare, questo porta ad emigrare dove il tuo valore viene riconosciuto e non il tuo background famigliare.

Se fossi giovane neolaureato ma anche non, non esiterei partirei domani, perché so che anche iniziando a lavare i piatti, prima o poi

In Italia il nocciolo duro dei privilegiati non molla l’osso, questi parassiti che hanno ereditato i loro privilegi, non li hanno conquistati, questi che sono anche i figli dei nostri politici di sicuro non hanno bisogno di emigrare, se lo fanno lo fanno perché gli va, tanto poi quando tornano il loro posto raccomandati da papà c”è l’hanno sempre. Sono questi e i loro genitori i veri ‘choosy’ e quelli ‘che non ci mancherebbero’ se si togliessero dalle palle.

Intanto io dico che Poletti dovrebbe andarsene. FIRMA

Inseriamo nelle black list i call center delocalizzati.

I padroni dei call center italiani trasferiscono il lavoro all’estero? Bene Inseriamo nelle black list i call center delocalizzati.

Da diverso tempo il trend è diventato quello di trasferire aziende comunque produttive dai paesi dove risiedono in nazioni dove il costo del lavoro risulta essere molto più basso. Questo aumenta la già drammatica situazione occupazionale italiana, non per aumentare l’efficienza e la produttività ma semplicemente per avidità, per guadagnare più soldi, in quei paesi dove i diritti dei lavoratori sono quasi inesistenti. I nostri ‘imprenditori’ tra l’altro poco lungimiranti spostando la maggior parte dei call center all’estero non si rendono conto che depauperare l’Italia comunque non li aiuterà nei contratti futuri, in quanto sempre meno italiani potranno permettersi di stipulare contratti telefonici non avendo un reddito o non

call center

Manifestazione dei call center Almaviva che vogliono delocalizzare

avendolo sufficiente. Io però dico che non è il caso di arrivare a quel punto, invece rifiutiamoci di accettare chiamate dai call center Albanesi, Romeni, o da qual si voglia paese che non sia il nostro, io quando capisco di essere chiamato da un call center straniero uso questa frase: “grazie ma non sono interessato, per motivi che ho già spiegato ai suoi colleghi, le auguro una buona giornata e buon lavoro” senza nessun risentimento ne maleducazione perché il mio bersaglio non sono i lavoratori di altri paesi, ma quegli imprenditori, anzi ‘prenditori’ che dopo avere usufruito di tutte le agevolazioni fiscali possibili in Italia per schifosa avidità ad un certo punto si spostano in paesi dove possono sfruttare di più la manodopera.  Per le chiamate su cellulari un altro sistema possono essere le black list, banali app per lo più gratuite nelle quali inserire i numeri di quei call center molesti (a volte anche italiani) che ci bersagliano di continuo, installata l’app nel momento in cui ci chiamano quindi non c’è ne accorgiamo nemmeno.

Tra l’altro alle aziende che commissionano a questi call center la vendita di prodotti, pacchetti di servizi telefonici, internet, tv via cavo, ecc, mi viene da dire:  ma vi conviene pagare queste aziende, le quali da quello che ho potuto capire, non utilizzano de modelli efficaci per rendere produttivi gli operatori, per esempio non utilizzano mai un base date unica, con i feed back delle persone contattate, sono certo di questo perché dopo essere stato chiamato più volte per conto degli stessi operatori e avendo questi avuto da me lo stesso feedback, questi comunque non smettevano di chiamarmi e quando ho chiesto spiegazioni ho capito che lavorano sempre con le stesse liste di nominative tenute nelle rispettive aziende e non su un server condiviso con le registrazioni dei feedback di ritorno, per questa ragione i call center che lavorano su mandato delle aziende chiamano continuamente le stesse persone, addirittura (a me è successo almeno quattro volte) chiamano anche per conto di aziende per le quali si è già cliente.

Non varrebbe quindi la pena di investire capitale in tecnologie informatiche e personale qualificato anziché puntare a risparmiare due lire per non ottenere però nessun risultato, anzi con il rischio di mettere in fuga i potenziali clienti? Forse questo genere di imprenditore è particolarmente idiota rispetto a quelli che invece cercano di ottimizzare i modelli produttivi?

In questi anni come ho scritto in altri post i diritti dei lavoratori si sono notevolmente ridotti in particolare in Italia tutto è iniziato con Berlusconi, poi Renzi e il partito democratico hanno dato il colpo di grazia. Il pd è diventato un partito di merda, da partito dei lavoratori è diventato partito dei padroni (imprenditori è una parola troppo elegante per loro), Renzi ha preferito Marchionne che non paga nemmeno le tasse nel nostro paese o Steve Jobs che da finto hippy si è trasformato in uno sfruttatore di mano dopera  abasso costo ai lavoratori che sono sempre stati l’anima del partito democratico. Questo genere di imprenditori sono efficaci solo nel breve termine per se stessi e il loro cerchio magico, ma non sono lungimiranti, non riescono a prevedere i risultati nel lungo medio termine, non riescono a capire che non può esserci benessere che non sia per tutti, non può durare, alla fine compaiono le ghigliottine.

Loro non pensano al nostro benessere quindi dobbiamo farlo noi, non diamo i soldi a chi è troppo avido ed egoista, noi come consumatori abbiamo un forte potere USIAMOLO!!!

La nazione urla NOOOO!!! e sti stronzi rispondono con Gentiloni

La nazione urla NOOOO!!! e sti stronzi rispondono con Gentiloni

E’ l’ora dei forconi, non vedo altre soluzioni, quando il popolo manda un messaggio deciso, univoco, su di un referendum pensato e voluto da Renzi come mezzo improprio di legittimazione personale, snaturato dalla sua fisiologica funzione di ricerca di legittimazione popolare ad  una pessima riforma costituzionale, quando questo popolo (spesso bue) si esprime con il chiaro messaggio di delegittimare questa usurpatrice classe politica, il partito democratico non trova niente di meglio che reinventare se stesso con la stessa identica forma di prima. Il ritorno della democrazia cristiana, questi catto-burocrati auto referenziati, di fronte ad una sonora MANDATA A CASA hanno il coraggio di fare il solito rimpasto e ripresentarsi uguali a prima, col stessa faccia di cazzo, con Renzi semplicemente dietro le quinte in attesa di ritornare ripulito dei suoi peccati fra qualche mese, d’altra parte siamo un cazzo di paese cattolico, dove i peccati se lavano, non si scontano come nella dottrina protestante.

Rivedere il teatrino televisivo delle solite facce, con Berlusconi che anch’esso nell’attesa di una nuova verginità (in questo caso giudiziaria) fa finta di avere fretta, ma neanche tanto, di andare al voto, nel frattempo essendo di fatto il garante di questo governicchio ignobile, il teatrino continua con le solite facce di democristiani della mai morta ‘prima repubblica’, che fanno finta di volere ‘il cambiamento e invece vogliono solo conservare i loro privilegi, i loro soldi, il loro potere, i loro doppi incarichi e vogliono tirare fino a fine legislatura per prendersi il loro immeritato vitalizio.

Perché non ci lasciano votare è facile da capire, hanno paura della vittoria del movimento 5 stelle e che magari una volta al potere dimezzi gli stipendi ai parlamentari, parlano di derive di destra, ma nonforconi hanno paura dei fascisti, dei nazisti, hanno paura del nostro movimento perché questo movimento si è autotassato è questo fa più paura di una dittatura. Dire che una cosa si può fare è una cosa dimostrare che si può fare è un’altra e questa cosa li terrorizza, per questo non ci permettono di votare subito.

COSA ASPETTIAMO A TIRARE FUORI I FORCONI!!!!!

Sono contento di essermi sbagliato, ha vinto il NO

Bene, sono contento di essermi sbagliato, ha vinto il NO. Un punto dal quale ripartire, rispettando la costituzione e rispettando il parlamento, ripartire spero al più presto con un nuovo governo e io spero che sia un governo 5 stelle.

Come era prevedibile, non ci sono state catastrofi finanziarie, nessuno tsumani economico, questo la dice lunga sull’idea di ‘stabilità’ che hanno alcuni politici e imprenditori, lo dimostra anche il fatto che la Spagna senza governo da mesi va piuttosto bene economicamente e la disoccupazione è diminuita.
La verità è che è meglio nessuna riforma piuttosto che una pessima riforma, a maggior ragione se si tratta di riforme che vanno a modificare le leggi fondamentali per il funzionamento di una stato e di una società. Queste tipo i riforme vanno fatte con la più ampia maggioranza e con il coinvolgimento del più alto numero di costituzionalisti, economisti, politici (nel senso più nobile della parola), filosofi, con la più rigorosa impostazione etica. Quindi coloro che avevano prodotto questa riforma erano pochi, inadeguati, impreparati ed eticamente non appropriati.

Ora spero che si riparta subito con una sostituzione politica della leadership del nostro paese, spero che siano i 5 stelle a prendersi la responsabilità di questo cambio di rotta, spero che possano, che possiamo portare una maggiore giustizia sociale, operazione che solitamente sarebbe prerogativa di una forza di sinistra, ma che in assenza di questa va benissimo che intervenga un movimento che abbia nella sua ideologia (ideologia non è una parolaccia), la redistribuzione delle ricchezze e la fine della professione di ‘politico’, ma la politica intesa come passione w se fallirà anche questo vuol dire che non c’è più nessuna speranza per questo paese.

E se il 5 dicembre si parlerà di voto della paura, per la vittoria del Si?

Facciamo una scommessa, che il 5 dicembre si parlerà di voto della paura, per la vittoria del Si. Se il popolo bue italiota colpisse ancora? Immaginiamo un dopo voto in cui i giornali titolano: “contro ogni pronostico vince il SI gli italiani hanno avuto paura per l’economia ed il lavoro”.

Dopo la Brexit e sopratutto l’elezione di Trump io mi aspetto di tutto, anzi sono quasi convinto, pur sperando fortemente di sbagliarmi, visto che io voterò convintamente NO, ma purtroppo troppe sono state le spiacevoli sorprese negli ultimi tempi e la vittoria del si alle modifiche costituzionali, non farebbe che confermare il trend in atto. La gente che vota in un certo modo si vergogna di ammetterlo, questo è il motivo per il quale i sondaggi vanno in una direzione poi puntualmente smentita dalla realtà, quasi sempre a mio avviso l’effetto ‘popolo bue’ si palesa quando si intravede un risultato che sembra quasi scontato, scontato sopratutto per i media, per la logica, a volte per il buon senso, qui nasce il senso di colpa per non essersi allineati al gregge e ne consegue il non ammettere la propria scelta se non ai risultati finali, quando il gregge intero ha palesato la sua scelta e non si è di conseguenza più in conflitto con la ‘maggioranza’ e ne viene meno il senso di colpa.

Il punto è che spesso i canali di informazione prendono preventivamente una direzione politica (non sempre in buona fede) magari all’inizio dettato veramente dall’opinione pubblica, senza però poi aggiustare il tiro nei tempi suessivi, condizionati da quello che gli psicologi chiamano: ‘confirmation bias’, ovvero la tendenza a considerare solo le informazioni che vanno a confermare la propria idea ed escludendo tutte quelle che la confuterebbero. I media esprimono quindi un trend di voto che però non è reale in quanto non tiene conto dell’evoluzione delle idee e sopratutto delle pressioni della paura sull’animo umano.

Spero fortemente di sbagliarmi, io voterò NO perché trovo sbagliata questa riforma sia nei contenuti che nelle modalità di attuazione ma negli ultimi decenni a partire da Berlusconi per finire con Trump troppe volte la realtà mi ha spiacevolmente sorpreso, faccio fatica a non essere pessimista e sopratutto non ho fiducia nei miei simili, sono troppo attaccati al loro piccolo orticello, non riescono a pensare al bene comune.