La cattiveria come programma politico: Trump, l’Europa servile e il silenzio del Congresso

Quando la cattiveria diventa consenso

Viviamo in un’epoca inquietante, in cui la cattiveria sembra essere diventata un valore sufficiente per ottenere consenso. Non servono più talento, intelligenza, empatia o buon senso: basta urlare più forte degli altri, umiliare, minacciare, dividere. In questo scenario, la figura di Donald Trump appare come il simbolo perfetto di una degenerazione politica e culturale che sta trascinando con sé non solo gli Stati Uniti, ma l’intero equilibrio occidentale

.

Trump non ha una strategia: ha solo potere

Trump è senza vergogna e senza talento. Non possiede una visione, né una strategia coerente. Sembra piuttosto di vivere in una Gotham City senza Batman, dove il caos regna e nessuno sembra davvero in grado – o disposto – a intervenire. Le analogie storiche sono scomode, ma inevitabili: Benito Mussolini e Adolf Hitler insegnano che certi segnali non vanno mai sottovalutati. Il tentativo di golpe del 6 gennaio non è stato folklore politico, ma un precedente gravissimo, una frattura nella democrazia americana.

Il Congresso e il fallimento dei contrappesi

Perché il Congresso non lo ferma?

La domanda centrale resta questa: perché il Congresso degli Stati Uniti non interviene con decisione?
Perché Trump non viene trattato per ciò che è politicamente: un soggetto profondamente inadeguato, instabile, incapace di gestire il potere che gli è stato consegnato?

È un errore enorme continuare ad attribuirgli una strategia. Trump non ne ha una. Si comporta come un bambino viziato che sbatte i piedi quando le cose non vanno come vuole. Ogni sua decisione nasce da risentimento personale, narcisismo patologico e desiderio di rivalsa, non da calcolo geopolitico.

Un esempio emblematico è il mancato endorsement a María Corina Machado. Non c’entra la sua adeguatezza o meno come leader: dal punto di vista di Trump, Machado rischiava di oscurarlo, persino simbolicamente, con l’ipotesi di un Premio Nobel. Ed ecco allora la reazione infantile: ostacolarla e, allo stesso tempo, rivendicare per sé un riconoscimento che non ha mai meritato, arrivando persino a “regalare” pateticamente premi e meriti come se fossero giocattoli.

L’Europa complice e l’Italia servile

Il problema non è solo americano. Giorgia Meloni e il suo governo stanno progressivamente mettendo l’Italia al servizio di un aspirante dittatore. È una scelta miope e pericolosa. Ancora più grave è il ruolo di una parte del giornalismo di destra, impegnato in vere e proprie acrobazie retoriche pur di difendere l’indifendibile.

Giornalisti come Maurizio Molinari arrivano a sostenere tesi surreali, come quella secondo cui la Cina sarebbe avvantaggiata da una Groenlandia “libera” e non sotto il controllo statunitense. La realtà è opposta: ciò che davvero avvantaggia la Cina sono le stronzate di Trump, che rendono Pechino un partner infinitamente più affidabile dell’attuale amministrazione americana. Quando l’America appare capricciosa, vendicativa e inaffidabile, chiunque altro sembra automaticamente più serio.

Un’anomalia storica che presenta il conto

Il fatto stesso che un idiota narcisista maligno abbia concentrato su di sé così tanto potere è una grave anomalia storica. E se Trump non riuscirà a instaurare una dittatura vera e propria – ipotesi che solo pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza, ma oggi non lo è più – tutti quelli che gli hanno “baciato il culo” (per usare le sue stesse parole) ne pagheranno il prezzo politico.

I segnali, negli Stati Uniti, già esistono:

  • molti repubblicani iniziano, seppur lentamente, a ribellarsi;
  • diversi senatori lasciano le loro cariche;
  • città e Stati si oppongono apertamente all’“ignobile presidente”.

Eppure, la politica e la stampa europea – soprattutto italiana – sembrano cieche davanti a tutto questo.

L’Europa che guarda e tace

La domanda finale (che nessuno vuole affrontare)

Se Trump sta danneggiando prima di tutto il suo stesso Paese, cosa aspetta il Congresso a bloccarlo?
E soprattutto: cosa aspettano i vertici europei a rivolgersi direttamente al Congresso americano, ignorando un presidente palesemente inadeguato?

La storia insegna che certi regimi crollano non per un singolo gesto eroico, ma per una spallata collettiva. Trump potrebbe subirla, se tutti gli uomini e le donne di buona volontà decidessero finalmente di unirsi contro di lui. Il tempo, però, non è infinito. E il silenzio, oggi, non è neutralità: è complicità.

Trump non è un genio del male né uno stratega visionario. È molto peggio: è un uomo mediocro con un potere spropositato, circondato da opportunisti, adulato da governi deboli e difeso da una stampa che ha smesso di fare il suo mestiere. La storia ci insegna che figure così non crollano da sole: vengono fermate, oppure lasciano macerie.

Se esiste ancora una possibilità di evitare il peggio, passa da una presa di coscienza collettiva. Dal Congresso americano, prima di tutto. Ma anche dall’Europa, che dovrebbe smettere di inseguire il potente di turno e tornare a difendere principi, istituzioni e dignità democratica. Perché quando la politica abdmocrazia abdica, la distopia smette di essere fantasia e diventa cronaca.

Quelli che stanno descrivendo nel modo migliore la presidenza Trump sono i comici. I comici come Jimmy Kimmel, i soggetti come l’uomo arancione e come tutti gli aspiranti dittatori hanno una fottuta paura della satira

Altra categoria che ha grande voce in capitolo su Donald Trump è quella degli psichiatri, Trump è un narcisista maligno con un ego sovradimensionato. Come alcuni psichiatri spiegano la condizione patologica di Trump forse causata dal suo rapporto iper-tossico con un padre autoritario e sminuente, sembra che il presidente non abbia superato l’adolescenza e nemmeno la sua fase edipica.

quindi l’imbarazzante uomo arancione fornisce materiale infinito per comici e psichiatri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *